Perché scrivere gratis fa male a tutti

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2 Comments
No, non parlerò dell'Huffington Post Italia. Il motivo è semplicissimo. Il sito diretto da Lucia Annunziata è solo l'ultimo esempio in ordine di tempo di un problema ben più grande e diffuso soprattutto nel mondo dell'informazione online.

Nel corso degli ultimi anni ho assistito al fioccare di testate sul web come se fossero funghi. Molte accomunate dalla stessa filosofia: scrivi per noi, non ti paghiamo ma ti diamo visibilità. Prendente un qualsiasi sito per la ricerca di lavoro e digitate "giornalista" vedrete comparire una sfilza di annunci. Quasi tutti però, dopo avervi prospettato "l'opportunità di lavorare in un contesto ambizioso e stimolante" al momento di parlare di soldi citano la seguente frase: "non è prevista retribuzione".

Ora, a parte il fatto che se vado su un sito di offerte di lavoro mi aspetto di trovare offerte che prevedano un pagamento per quello che dovrei svolgere, quello che mi ha lasciato di stucco è stato vedere come molti colleghi o ragazzi che desiderano intraprendere la carriera giornalistica accettino di scrivere gratis

Non sarò ipocrita, quasi tutti i giornalisti agli inizi prendevano poco o nulla. Però, c'è un però. Fermo restando che, di base, il lavoro andrebbe sempre pagato, una cosa è frequentare una redazione, avere la possibilità di imparare qualcosa da chi lavora lì da più tempo di te, metterti in mostra e poi riuscire a cominciare a guadagnare qualcosa dopo un periodo di prova.

Altra questione è, invece, startene a casa senza imparare nulla, scrivendo pezzi che qualcuno magari nemmeno riguarda e lavorare all'infinito per chi che usa quello che scrivi per riempire un sito, attirare visite e sperare di incassare qualche soldi di pubblicità. Soldi che terranno per loro. Ovviamente. 

Ecco, così non va. La questione della visibilità non regge più. Si, magari se scrivi sull'HuPo (tanto per fare un esempio eh...) hai più possibilità di attirare lettori in breve tempo ma se sei un giovane (io ho 30 anni mica 80, però...) che vuole scrivere non farlo gratis per chi se ne fregherà di quello che fai.

Viviamo nel 2012, sfrutta i social network e apri un blog. Sì, ci vorrà più tempo per farti notare. Sì, dovrai faticare il doppio. 

Ma se proprio devi lavorare da solo e crearti 'sta benedetta visibilità almeno lavora gratis per te stesso. E non smettere di cercare: visto mai qualcuno si svegli un giorno e decida di pagarti...        

Update 20.12. Riporto una parte dell'articolo di Carlo Gubitosa apparso su Lsdi.it

"Anche a me è capitato di scrivere gratis per questo maledetto prurito alle mani che mi perseguita da una ventina d’anni, e perché il piacere di pubblicare un editoriale su un quotidiano nazionale puo’ mettere in ombra il compenso che ne corrisponde. Ma poi ho cominciato a interrogarmi sulla responsabilità sociale delle mie azioni.

E sono arrivato alla conclusione che i ragionamenti come quello che fai tu, e che purtroppo ho fatto anche io in passato, hanno fatto crollare il valore della professione giornalistica negli ultimi 5 anni da 100 euro a pezzo (quanto prendevo io nel 2003 per scrivere articoli da freelance sul sito di un grande gruppo editoriale) a zero.
 
Questo dato non possiamo più permetterci di ignorarlo. Non mi illudo che si possa rispolverare la “lotta di classe” per farsi valere come categoria professionale, ma almeno si potrebbe concordare sul fatto che il lavoro gratuito che genera profitto per altri e’ cosa negativa che non danneggia solamente chi lo pratica. Si puo’ discutere sui due euro a pezzo che a volte scendono a pochi centesimi, e possiamo farlo misurando i rapporti di forza tra editori e giornalisti, che non sono mai stati cosi’ sbilanciati come in questa stagione del giornalismo.
mercoledì 26 settembre 2012


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2 commenti:

Pikadilly ha detto...

Ok, non sono una giornalista e non è mai stato il mio sogno diventarlo, sono una blogger e la regola vale lo stesso: il lavoro si paga, se no si chiama "favore".

E questo vale per tutti quei lavori sul web che sembrano tranquillamente barattabili con una dubbia visibilità.

max ha detto...

Condivido pienamente...