Sembrerà strano ma la prima parola che mi è venuta in mente riflettendo su un ipotetico post di fine 2011 su questo blog è stata "scusami". Perché al Rompiblog.com devo delle scuse per la mia assenza costante negli ultimi dodici mesi, soprattutto nella prima parte. Ho aggiornato poco, spesso frettolosamente fatta eccezione degli ultimi mesi in cui ho ritrovato lo spirito giusto. 

Non scrivevo perché, semplicemente, non avevo nulla di interessante da dire. O almeno la pensavo così. Poi però mi sono reso conto che questo spazio, nonostante la carestia che attraversava, veniva comunque visitato, mi arrivavano comunque email e messaggi "ma perché non scrivi più? Vogliamo leggere!" Quindi l'esordio è per il blog: scusami. 

Ho ripreso i ritmi di dell'anno scorso e non mi voglio fermare. In tutto questo tempo mi ritrovo con una laurea in più che ha poi portato alla nascita di un nuovo libro che ho avuto l'onore di presentare nella mia città durante il festival "Un mare di lettere". Ho portato ancora "Cronaca di un legame di sangue" in giro e sparso qualche racconto qua e

Ho letto tanto, ma meno di quanto avrei voluto. Questo, però, succede sempre.

Ho visto la qualità lavorativa del mestiere che faccio cadere sempre più giù, con i diritti di chi non ha il contratto di ferro calpestati come insetti. Ma ho visto anche tanti colleghi alzare la testa e dire basta. E questa è una buona cosa. 

Ho conosciuto persone nuove di cui avrei fatto volentieri a meno e altre che invece sono di quelle da tenere sempre vicino perché ne vale la pena.

Tra qualche ora sarà il 2012 e di novità ce ne sono. Qualche presentazione in giro, qualche altro racconto sparso e un'avventura lontano dall'Italia.

Ma soprattuto l'augurio a tutti voi di un felice anno nuovo. 

Per le novità de IlRompiblog.com c'è ancora tempo. Il 2 gennaio questo blog compie quattro anni e gli annunci si faranno durante la sua "festa". 

Glielo devo, no? 
  
Pubblicista in via di estinzione? Pare di no, anche se la paura è stata parecchia. In questi giorni si sono susseguiti sul web una serie di articoli e di interventi che lasciavano poco scampo. Si parlava di abolizione dell'Albo dei Giornalisti Pubblicisti entro il 13 agosto del 2012. Comprensibile la strizza di molti, compreso il sottoscritto. 

Oggi, però, è intervenuto il presidente dell'Ordine Nazionale Enzo Iacopino a placare gli animi, smentendo categoriamente la notizia.

Però Iacopino dice anche: "Sia chiaro, non so come finirà. So che non accetterò la mortificazione di questa professione con la penalizzazione dei colleghi pubblicisti.

Quindi massima attenzione, che è meglio. 

Ieri, tra l'altro, lo stesso Iacopino ha donato una tessera al Presidente del Consiglio Mario Monti. Di seguito l'intervento.



La foto del bacio durante gli scontri di Vancouver è secondo me l'immagine di cronaca più bella scattata durante questi dodici mesi. Vi si trova di tutto in una commistione tra paure intime e contesto storico che si intrecciano alla perfezione come solo uno scatto fotografico può fare. 


Una carrellata degli scatti dell'anno la trovate qui.


È STATA l'ultima volta che l'ho visto, era il 6 dicembre scorso, le 11 del mattino e lui stava seduto alla sua scrivania, pallidissimo, il volto scavato con le ossa della fronte, degli zigomi e delle mascelle coperte dalla pelle e gli occhi fissi davanti a sé che guardavano il vuoto. Gli chiesi se avesse dolore in qualche parte del corpo, rispose "No, nessun dolore". "Questo è un buon segno  -  gli dissi mentendo  -  ma come ti senti?", mi guardava senza alcuna espressione, poi la bocca accennò un sorriso. La risposta fu "non ci sono". La moglie Silvia si era seduta accanto a lui, gli carezzò lievemente la guancia e quasi per cambiar discorso disse: "Per pranzo gli ho preparato la luganiga, gli piacciono quelle salsicce cotte nel vino". "Ma le può mangiare?", "Le assaggia".

Gli domandai se leggeva i giornali. Rispose: "Non c'è niente da leggere". Insistei: "La politica ti interessa sempre?". Rispose: "Non c'è politica". Poi fu lui a chiedermi: "Tu come fai a scrivere ancora?". Risposi che il mestiere, se lo hai imparato fin da ragazzo, è lui che ti porta sulle spalle e tu vai avanti senza fatica. Lui commentò "per me il mestiere non c'è più, se n'è andato prima di me ma l'attesa ormai sarà breve". Poi si voltò verso Silvia e lei mi disse che era stanco. Mi alzai, andai verso di lui e ci baciammo. "Tornerò presto". "Non
mi troverai, non venire, sarebbe inutile".

Anche stavolta Giorgio Bocca aveva visto la notizia prima di tutti. Purtroppo. 

E anche questo Natale il Rompiblog se la spassa. Auguri a tutti!

(immagine AliceU)

Sono 66 i giornalisti uccisi e poco più di un migliaio quelli arrestati nel corso del 2011, anno della "primavera araba" e delle contestazioni in diversi Paesi, dalla Grecia agli Stati Uniti. È il bilancio stilato, e reso noto ieri, dall´ultimo rapporto di Reporter senza Frontiere. L´organizzazione per la difesa della libertà di stampa nel mondo ha anche individuato per la prima volta una lista dei luoghi più pericolosi per giornalisti, blogger e cyber-dissidenti. 

Tra questi: la Piazza Tahrir al Cairo, Misurata in Libia, Deraa, Homs e Damasco in Siria, la piazza del Cambiamento a Sanaa in Yemen, Abidjan (Costa d´Avorio), Manama (Bahrein), Mogadiscio (Somalia), il distretto di Khuzdar (Pakistan) e lo Stato di Veracruz in Messico. 

Il numero di giornalisti uccisi nell´ultimo anno è in aumento rispetto al 2010 del +16%. Venti sono morti in Medio Oriente e altrettanti in Sudamerica. Il Pakistan, con dieci reporter uccisi,  è il Paese più a rischio, con più vittime al mondo per il secondo anno consecutivo. Mentre Cina, Iran e Eritrea sono "le più grandi prigioni al mondo per la stampa". 

Nel 2011, quasi 2.000 giornalisti sono stati aggrediti o minacciati (+43%), 71 sono stati rapiti (+39%), circa 500 media sono stati censurati.


Alla Cnn torna d'attualità il dibattito sul ruolo del giornalismo nell'epoca del Citizen Journalism.

Dice l'Ansa:
"I cambiamenti recenti sono dovuti ad un riorientamento delle risorse, non ad un taglio dei costi": con questa motivazione la Cnn ha spiegato una decisione che sta facendo discutere in un momento - che dura ormai da tempo - di forte crisi dell´editoria. Ovvero, il licenziamento di 50 persone, compresi diversi fotogiornalisti e, contestualmente, l´utilizzo sempre piu´ massiccio di iReport la piattaforma di ´user generated content´ che raccoglie i contributi degli utenti. La decisione e´ il risultato di tre anni di analisi da parte della testata che deve aver monitorato la presenza crescente e ´real time´ degli utenti sui social network come Twitter e Flickr e la qualita´ sempre piu´ elevata delle fotocamere e dei mezzi usati per documentare le notizie da parte dei cittadini. iReport e´ una piattaforma di ´citizen journalism´ nata nel 2006 e acquisita dalla Cnn nel 2008. Nel corso del tempo ha messo a segno una serie di scoop, come il video che ha catturato i colpi d´arma da fuochi esplosi durante la strage del Virginia Tech negli Stati Uniti. ´´Video o foto dal pc o dal vostro telefono´´, questo l´invito agli utenti che c´e´ sull´homepage del sito, che e´ un misto tra YouTube e un social network. Basta registrarsi e inviare il proprio materiale per poi ritrovarselo sulla piattaforma, a piena pagina, insieme ai contributi degli altri utenti registrati che sono circa 800 mila (il materiale viene inviato a titolo e´ gratuito). Oltre che sul sito la Cnn valorizza i contributi degli utenti anche in alcune trasmissioni come iReport Cnn, mezz´ora di programma in replica per tre giorni a cavallo del week-end. L´uso massiccio di iReport da parte della Cnn ha aperto un dibattito negli Stati Uniti. ´´Va bene usare il materiale inviato dalle cittadine e dai cittadini soprattutto per le breaking news, dove i fotogiornalisti non sono immediatamente presenti. Ma farlo diventare la parte principale della propria produzione audio-video e´ una scelta di corto respiro´´, dice a Wired.com Tim Rasmussen, della redazione immagini e multimedia del Denver Post.
Oggi è il 21/12/2011 e tra un anno, secondo i Maya, saremo tutti al creatore. Un'occasione unica per un viaggio... 

Come riporta il San Francisco Chronicle, l’agenzia del turismo in Messico prevede di attirare il prossimo anno 52 milioni di visitatori solo nei cinque stati più ricchi di patrimonio Maya. Il Messico, nel suo complesso, prevede di attirare appena 22 milioni di stranieri quest’anno. È la data che viene venduta, il 21 dicembre 2012 e solstizio d’inverno, presentata come un tempo di rinnovamento. Le autorità archeologiche messicane dicono che il riferimento al 2012 sulla lapide di 1300 anni fa segna solo la fine di un ciclo del calendario Maya, ma l’antico popolo non ha mai parlato di apocalisse. “Il mondo non finirà. Si tratta di un’epoca”, ha detto Yeanet Zaldo, un portavoce del turismo per lo stato caraibico di Quintana Roo, originario di Cancun. “Per noi, è un messaggio di speranza”.

Da Giornalettismo 
Da Repubblica.it 

Una giornalista e un cameraman di Telenord, impegnati nella realizzazione di un sondaggio per la rubrica ´La voce´, sono stati aggrediti questa mattina fisicamente e verbalmente, dinanzi a molti testimoni, da Antonio Cassano di fronte ad un bar di Genova Quinto. I due avevano terminato il loro servizio e stavano riponendo la telecamera spenta sul loro scooter quando l´attaccante del Milan è sceso dalla sua auto per avviarsi nel bar. Cassano, convinto di essere l´oggetto delle riprese, si è scagliato contro il cameraman inveendo, pronunciando pesanti ingiurie e spintonandolo. La giornalista ha tentato di spiegargli che stavano svolgendo un altro servizio ma il calciatore ha continuato imperterrito a dare in escandescenze e a pronunciare frasi ingiuriose. Numerosi presenti sono accorsi in difesa della troupe.

Il segretario della Cgil Susanna Camusso è su Twitter. Ormai ogni personaggio pubblico ha deciso di gettarsi nella mischia del "cinguettio". Come sottolinea Ciro Pellegrino: adesso aspettiamo lo zio di Bonanni... A me il fatto che il suo primo tweet sia stato "sono io per davvero" fa un po' tenerezza. Sarà che invecchio. E poi "cerco solo di orientarmi e capire meglio": social network e sindacato non sono poi così diversi... 

 
Ho già espresso su questo blog un giudizio su Google+. Sono in arrivo delle novità come spiega anche Giornalettismo.  
BARRA SLIDER - Google ha aggiunto un cursore nella parte superiore della pagina che interviene quando si visualizza un flusso di notizie proveniente da una categoria particolare. Il cursore ora consente fondamentalmente di regolare il numero di informazioni che devono apparire nel flusso principale della home. Vi interessano più informazioni provenienti da una cerca? Oppure meno notizie? Ora potrete deciderlo in modo semplice.
Però, nel mio profilo le massoniche cerchie restano vuote... 

Leggeri scazzi al Tg di La7 tra i giornalisti e il direttore Enrico Mentana.

"L´Associazione Stampa Romana, d´intesa con il Comitato di Redazione,  ha dato mandato all´avvocato Bruno Del Vecchio di sporgere denuncia per comportamento antisindacale (articolo 28 della legge 300/1970) contro l´emittente La7 e il direttore del Tg Enrico Mentana.
L´Asr, dopo ripetuti tentativi di conciliazione, si vede costretta a questo atto per le ripetute violazioni dell´articolo 34 del Cnlg da parte della direzione del Tg de La7 che si rifiuta categoricamente di intrattenere corrette relazioni con il Comitato di Redazione.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata il rifiuto del direttore di leggere nel Tg il comunicato della Fnsi che solidarizzava con lo sciopero dei poligrafici, indetto nell´ambito della mobilitazione di Cgil-Cisl-Uil e Ugl contro la manovra del Governo Monti. Un rifiuto irricevibile e contrario a quanto previsto dagli accordi collettivi di lavoro.
"Non possiamo consentire ad alcuno - afferma il segretario dell´Asr Paolo Butturini - di contravvenire alle regole sindacali. I dati di ascolto o l´innegabile professionalità di un direttore non possono fare da schermo alla violazione delle norme che la categoria, alla quale anche Mentana appartiene, si è data per garantire la propria autonomia e la difesa dei propri diritti.
Ho personalmente e più volte richiamato il direttore del Tg de La7 a un comportamento più conciliante e al rispetto del contratto, mi dolgo che questi richiami siano caduti nel vuoto. Specialmente in questo momento difficile per il Paese e per la nostra categoria in particolare, possiamo discutere molte cose, ma non la tutela dei colleghi e i loro diritti sindacali così come sono normati nel contratto collettivo di lavoro. L´Associazione Stampa Romana resta disponibile al confronto, purchè avvenga all´interno di quelle regole, liberamente stabilite dalle parti, che garantiscono corrette relazioni industriali e professionali". 
La risposta del direttore:

''Sono rituali, che se mai hanno avuto un senso, certo non lo hanno ora. Faccio il giornalista e do notizie per i telespettatori, non leggo comunicati di altri''. Così il direttore del Tg La7, Enrico Mentana, risponde all'Associazione stampa romana e al Cdr della sua testata che hanno annunciato di averlo denunciato per comportamento antisindacale in quanto ''si è rifiutato di leggere nel Tg il comunicato della Federazione della Stampa che solidarizzava'' con lo sciopero dei poligrafici di Cgil, Cisl, Uil.
''Così come durante il tg non ho mai letto comunicati di Telecom, ovvero del mio editore, non vedo perché - aggiunge - dovrei leggere quelli dei sindacati''.
 ''La Federazione della Stampa non può comportarsi come quelle aziende che pretendono - conclude Mentana – la pubblicazione dei loro comunicati''. (ROMA, 13 DICEMBRE -  ANSA)

Al di là della questione oggetto del comunicato del Cdr resta, di base, il fatto che Mentana un tg intero a La7 fino ad ora non l'ha mai finito... Forse preso dalla foga di stare sulla notizia politica ed economica (meno male per carità, sia chiaro) fatto sta che nei suoi tg serali argomenti come cultura, sport ecc... (che non devono essere l'apertura come nei tg di Minzoli però nell'economia di un tg ci stanno) risultato oggetti smarriti.  

Update ore 14.44. Mentana, per questa storia, ha annunciato le dimissioni. 
(ANSA) - ROMA, 14 DIC - Il direttore del tgla7 Enrico Mentana si è dimesso. Lo ha reso noto egli stesso dopo aver appreso la notizia di “essere stato denunciato alla magistratura ordinaria da parte del Cdr della testata”. (ANSA).

Update ore 15.06. ANSA ''Ieri pomeriggio - ha spiegato Mentana all'ANSA - ho appreso dalle agenzie di essere stato denunciato alla magistratura ordinaria dal mio cdr. Ho atteso 24 ore per verificare eventuali ravvedimenti, che non ci sono stati. Essendo impensabile continuare a lavorare anche solo per un giorno con chi mi ha denunciato, rassegno da subito le dimissioni dalla direzione del Tg La7''. 

Update ore 15.19. Ferrante (Cdr del Tg La7) ad Affaritaliani: "Il cdr non ha denunciato Mentana alla magistratura ordinaria, questo deve essere chiaro". 


Ultimo update, spero. Mentana ritira le dimissioni. Sul Corriere anche il video. 


Pensierino di chiusura. Caro Mentana, che paraculo. Non c'era alcuna denuncia e lo sapeva bene perché il comunicato era chiaro. In più il pretesto della lettura del comunicato è assurdo perché il motivo degli scazzi è che il direttore, come invece prevede il contratto nazionale, non incontra i sindacati da quando si è insediato nonostante le numerose richieste. Quindi caro Mentana, essere direttore comporta responsabilità, privilegi ma anche doveri. Se non si vuole ottemperare a questi ultimi è meglio non fare il direttore.
Oggi il pacco dei giornali che prendo era praticamente la metà. Ieri c'è stato sciopero dei poligrafici che aderiscono a Cgil, Cisl e Uil. Dunque molti quotidiani non sono andati in stampa. Quelli centrodestra sì, ma non è una novità perché lo hanno sempre fatto. 

Il Manifesto ed Europa invece... pure ma hanno fornito (almeno il Manifesto) le loro motivazioni. Ora, Ciro Pellegrino fa una riflessione che consente in parte di comprendere anche a chi non lavora nel mondo del giornalismo quale sia la situazione attuale incastrata tra la tecnologia che avanza e mangia, spesso, posti di lavoro. 
Lo dico e lo ribadisco. Questa donna è un genio
Questo, però, resta il mio preferito.


L'ipotesi è quella di un cartello delle case editrici coinvolte nel procedimento per mantere i costi dei libri digitali  alti e il mercato ristretto con la complicità di Apple.

Oltre al colosso fondato da Steve Jobs sarebbero coinvolte Hachette Livre, Harper Collins, Simon & Schuster, Penguin e Verlagsgruppe Georg von Holzbrinck.

"In particolare - si legge su Wired.it - Apple è accusata di aver aiutato, con degli accordi aziendali segreti, i cinque gruppi editoriali a tenere alti i prezzi degli ebook in concomitanza del lancio dell’iPad nel 2010. Sotto indagine andranno anche i cosiddetti agency agreements che la casa di Cupertino avrebbe firmato con gli editori. Questi accordi prevedono che sia il publisher stesso a decidere a quale prezzo gli store online debbano vendere i titoli ai clienti. Proprio questi accordi avrebbero causato la scarsa fluidità del mercato: il modello è opposto a quello adottato da Amazon che, al contrario di Apple, acquista gli ebook all’ingrosso, potendo così decidere autonomamente a quale prezzo offrirli ai lettori".
 
Resta il fatto che molto spesso, per non dire quasi sempre, gli ebook venduti soprattutto dai grandi gruppi editoriali in Italia hanno costi che francamente rendono più conveniente comprare la versione cartacea...
 
 
"Giro di vite in Siria contro i filmati e le immagini delle proteste represse nel sangue. A Damasco non piace che, nonostante la totale assenza di giornalisti stranieri, le notizie continuino lo stesso a trapelare grazie agli smartphone che, in mano a qualunque cittadino, consentono di scattare foto e girare video-testimonianza del massacro in atto. Così le autorità siriane hanno bandito l’importazione dell’iPhone, il noto telefono cellulare della Apple, dotato di videocamera e applicazioni per lo scambio di informazioni sui social network. Lo ha riferito ieri la stampa libanese, citando il ministero delle Finanze di Damasco. Secondo il sito Internet ElNashra.com, Damasco ha vietato l’importazione di iPhone, e implicitamente anche il suo utilizzo all’interno del Paese, come misura restrittiva nei confronti dei manifestanti e dei cyber attivisti che da quasi nove mesi invocano la caduta del regime e denunciano una sanguinosa repressione. L’ultimo bilancio dell’Onu parla di almeno 4.000 persone uccise in otto mesi dalle forze fedeli al presidente Bashar al Assad. I media ufficiali attribuiscono le violenze a bande di terroristi armati dai Paesi confinanti e agenti di un presunto complotto americano-saudita-sionista".
Di Mauro Evangelisti vi ho già parlato qualche tempo fa, quando ho recensito il suo romanzo Johnny Nuovo. Da qualche settimana è in libreria un nuovo libro del giornalista del Messaggero dal titolo “Chiedimi l'amicizia”. Per chi ha letto Johnny Nuovo occorre un avvertimento: addentrandovi in questo nuovo libro correte il rischio di ritrovarvi descritti i vostri sentimenti più cupi. 

Ancora una volta Mauro Evangelisti riesce nella, secondo me, non facile impresa di racchiudere un piccolo mondo con tanti attori nello spazio di poche pagine: 133.
Per chi, come il sottoscritto, durante l'università si è ritrovato ad affrontare il Teorema dei sei gradi di separazione secondo cui qualunque persona può essere collegata a qualunque altra persona attraverso una catena di conoscenze con non più di cinque intermediari, è naturale averci pensato sin dalle prime pagine.



Vi segnalo un'iniziativa bella assai. Carolina di Sotto i fiori di lillà ha avuto un'idea niente male. Ovvero mettere insieme le forze dei blogger per sostenere Wikipedia che, come saprete, non se la passa mica tanto bene.

L'idea è quella di pubblicare un ebook con racconti di Natale da vendere a 5 Euro il cui ricavato andrà, per l'appunto, a Wikipedia.

Qui trovate le istruzioni. Buon divertimento. 

Ne faccio uno pure io allora. Che, sia chiaro, cucino molto meglio. Sicuro.


Facebook ha pubblicato la classifica delle quaranta notizie più diffuse sul social network nel corso di questo 2011. Scorrendole si nota un predominio quasi totale di Cnn, New York Times, Huffington Post e Yahoo. Cioè un canale all news, uno dei giornali più famosi del mondo, il blog più influente degli States e un portale. 

Per il resto i contenuti sono tra i più disparati (non tirano solo le catastrofi quindi) e una carrellata la si può vedere su Wired
Dal Il Fatto Quotidiano.it

“Grande entusiasmo e scene di giubilo a Pescara per il cinquantesimo anno di attività di Fater Spa”. Con queste parole si apre l’edizione straordinaria del Tg1 proiettata a giugno 2008 in occasione delle celebrazioni per il compleanno di Fater, azienda abruzzese di prodotti assorbenti che racchiude marchi come Tampax, Pampers e Tempo. La scena è surreale: sul palco della convention c’è Franco Di Mare, conduttore di Unomattina e volto noto del piccolo schermo, che a un certo punto viene interrotto da un contributo mandato dalla regia. Annuncia: “Un’edizione straordinaria del Tg1” e in sottofondo si sente già la sigla del giornale della rete ammiraglia della Rai. Si spengono le luci in sala e sullo schermo appare il celebre conduttore Attilio Romita che apre il finto telegiornale interamente dedicato ai successi della ditta abruzzese. O meglio ai suoi prodotti: pannolini e assorbenti.

Giuro che non riesco a commentare. 

"CI MANCAVA SOLO QUESTA: Il governo Monti sta emanando nuove leggi da approvare, una tra le quali la legge sugli animali domestici. Ogni famiglia dovrà pagare una tassa su ogni animale domestico in quanto il signor Monti li definisce BENI DI LUSSO, non beni affettivi. La ringraziamo, professor Monti, perche in questo modo, lei sarà complice dell'aumento degli abbandoni, delle uccisioni, e della sofferenza di tante povere bestie, che o saranno abbandonati da chi non puo permettersi ulteriori spese, o che non verranno mai e poi mai adottati da un canile. COPIA E INCOLLA"

Questo è il testo dell'ennesima catena di Sant'Antonio/Bufala che gira su Facebook da qualche giorno. Il copia e in colla selvaggio è il modo migliore per alimentare caos e, soprattutto, il motivo per cui quando un giornalista cerca di pescare notizie dai social network dovrebbe andarci con i piedi di piombo. 




Dal Messaggero del 23 novembre

di DAMIANO CELESTINI
“Rai di tutto, di più” recita lo slogan della tv pubblica. Ed infatti, da quando è stata avviata la rivoluzione del digitale terrestre nella zona di Civitavecchia se ne sono viste di tutti i colori e da ieri ce n'è uno in più: il nero. Già, perché dalle 10, così come anticipato nelle scorse settimane, la Rai ha smesso di irradiare il segnale da Monte Paradiso lasciando a telecomandi asciutti migliaia di civitavecchiesi che non vedono più Rai Uno, Rai Due e Rai Tre. Considerando che da quando è iniziata l'avventura del digitale nella nostra città canali come Rai Storia, Rai Cinema, Rai Sport 1 e Rai Sport 2 non si sono mai visti, ecco che viene meno l'essenza del passaggio dall'analogico. Si sarebbero dovuti avere più canali, invece ora non si hanno più nemmeno quelli vecchi.

Oltretutto questi saranno giorni di grande caos anche per il concomitante passaggio al digitale della Toscana (e di Monte Argentario). Non si pensi che telefonare al numero verde di Rai Way (che si occupa proprio del supporto tecnico) possa essere d'aiuto: non risponde nessuno. La politica, poi, non sembra essere interessata al problema e quando è intervenuta lo ha fatto con imbarazzante ritardo. Il Polo per l'Alternativa comunque inizierà una raccolta firme per dar vita ad una class action per chiedere un risarcimento danni. Si parte oggi alle 16 nella sede di via Cialdi 15.

L'inchiesta tarocca stile Voyager su Mario Monti è veramente di un'altra categoria.

Su Repubblica.it Francesco Merlo parla del tentativo di vietare i teleobiettivi in aula al Parlamento. 

"Ma non esiste privacy in politica. Gli uomini pubblici non hanno vita privata, meno che mai in un'aula parlamentare dove non c'è nulla di segreto e di intimo, neppure uno sbadiglio, un pisolino o un traccheggio epistolare. E un biglietto è un biglietto. Solo se lo proibisci ai fotografi diventa pizzino. Quel foglietto di Letta era tutto sommato innocente. Perché lo stanno degradando a pizzino?

Monti, per esempio, che l'ha messo a favore di obiettivo, non è vero che si è comportato ingenuamente, ma normalmente. Non ci si muove in Parlamento come in un covo. Se lo avesse fatto avrebbe rivelato le intenzioni pizzinesche che evidentemente non aveva.

Trattative, mediazioni, lungaggini, calcoli e interessi politici: l'idea di coprirli li rende odiosi, e toglie loro il carattere di fragilità umana che qualche volta hanno, perché è vero che alla Camera ci si stanca, si perde la pazienza, ci si rilassa, e qualche volta si sbaglia. Ma perché dovremmo fidarci di qualcuno che non vuole farci vedere quello che sta facendo, e che addirittura si vergogna di se stesso e delle proprie fragilità?"

Sottoscrivo ogni parola. Il Parlamento è un luogo pubblico, in cui personaggi che hanno scelto di svolgere un ruolo pubblico (il parlamentare), parlano pubblicamente di cose pubbliche. Finiamola, una volta per tutte, con questo atteggiamento di una pochezza disarmante.  


Ci sono giornalisti che rimarresti ad ascoltare per ore e ore. Uno di questi è Lirio Abbate. Ieri era a Civitavecchia per ricevere il premio "Libera Informazione - Memorial Sandro Mecozzi" giunto alla seconda edizione dopo essere andato lo scorso anno a Marco Travaglio. Il giornalista dell'Espresso (ma anche di Ansa e La Stampa) che da anni racconta nelle sue inchieste il rapporto tra politica e mafia ha spiegato ai presenti l'importanza del lavoro giornalistico libero, della necessità di "ricordare per poter costruire un futuro migliore". 
Abbate, che ha scritto insieme a Peter Gomez il libro "I Complici. Tutti gli uomini di Bernardo Provenzano da Corleone al Parlamento" subendo anche minacce che lo costringono a vivere sotto scorta, ha raccontato anche come è nata una delle ultime sue inchieste, quella sulla Menarini. 
"Il ruolo che svolgono gli investigatori e i magistrati – ha detto – ha forza solo se ognuno di noi, giornalisti compresi, lo supportano. Anche nel Lazio si sta facendo strada un'usanza del Sud. Si vedono sempre più dei personaggi che di fatto controllano il territorio e magari si sostituiscono alle autorità. E poi magari li vediamo a braccetto con politici i quali poi dicono che non sapevano che quelle persone erano mafiose. Ma non sono credibili perché tutti i politici conoscono il proprio elettorato. Ecco, il vostro territorio può ancora liberarsi da queste situazioni se la stampa compie il suo dovere e fa nomi e cognomi”.

Questo è il video integrale del suo intervento. Guardatelo perché, secondo me, merita. 



Scopro, finalmente, chi è quel tizio che spunta in ogni intervista televisiva a politico di questo paese. Di Mauro Fortini ne parla Repubblica ma non solo. E c'ha pure una pagina Facebook...

Sei un blogger? Si. Leggi molto? Beh, si. Allora manda un'email a Marsilio Editori e sfrutta l'opportunità di ricevere gratuitamente uno dei due ebook messi a disposizione dei primi cento blogger italiani dalla casa editrice. Iniziativa interessante quella lanciata dal blog di Marsilio che propone due titoli.

"Vogliamo proporti due straordinari romanzi polizieschi che abbiamo appena pubblicato, La donna in gabbia di Jussi Adler-Olsen e Blacklands di Belinda Bauer. La donna in gabbia è il primo romanzo del giallista danese più venduto di sempre, autore di una serie da 5 milioni di copie in uscita in 30 paesi, mentre Blacklands è uno dei migliori esordi polizieschi britannici degli ultimi anni, l’unica opera prima capace di vincere il prestigioso Gold Dagger Award dal 1973.
Manderemo l’ebook di uno dei titoli a scelta ai primi 100 blogger che abbiano voglia di leggerli e di recensirli nel proprio blog.
Cosa devi fare per averli? Nulla, o quasi. Basta che dimostri di avere un blog attivo (aperto da almeno un anno e con almeno un post pubblicato a settimana) e ti impegni, appena ricevuto l’ebook a segnalare sul tuo blog che partecipi all’iniziativa, e una volta letto il romanzo a dedicargli un post con il tuo commento o giudizio di lettura".

Facile no? Io ho scelto Blacklands perché ne ho sentito parlar bene e voglio vedere se merita davvero tutte queste lodi. Voi che aspettate?

Scarica qui un'anteprima gratuita di La donna in gabbia
Scarica qui un'anteprima gratuita di Blacklands



È in libreria, ma anche online su Ibs per esempio, l'antologia che raccoglie i racconti giunti in finale al Terracina Book Festival del 2010. Il titolo della raccolta è lo stesso del concorso, "Si Scrive Terracina". Ci sono molti racconti interessanti anchedi giovani esordienti. E c'è il mio, "Destinazione Terracina", che è giunto secondo. Sapevatelo.
Striscione dei tifosi del Bogliasco

Mentre a Genova si scavava, si soccorrevano i feriti, si piangevano i sei morti, il mondo dello sport decideva di sospendere ogni attività. Per rispetto e per motivi di sicurezza. La pallanuoto no. Una scelta ancora più grave quella presa dalla Federnuoto perché, per chi non conoscesse bene questo sport, la serie A1 maschile è praticamente popolata per la maggior parte da squadre liguri. Non solo, proprio tra venerdì e sabato si è giocata la settima giornata di andata con cinque partite su sei che si sono disputate in Liguria. 
Venerdì c'è stata Savona - Posillipo. Sabato: Pro Recco - Ortigia, Bogliasco - Civitavecchia, Camogli - Catania, Nervi - Brescia. Quest'ultima si sarebbe dovuta giocare proprio a Genova ma perché rinviarla? Perché decidere che davanti alla sofferenza non ci si può buttare in piscina con uno splippino cercando di far gol? La Fin, invece, ha pensato bene di spostare l'incontro a Camogli. Facile no?
D'altronde "the show must go on" anche se, ad essere puntigliosi, viene da chiedersi di quale show si stia parlando dato che il 90% degli italiani la pallanuoto se la ricorda solo se il Settebello o il Setterosa vincono qualcosa. In più, guardando i tabellini si scopre che le cinque partite in totale sono state viste da 950 persone.
Allora il motivo è un altro, ovvero che ormai le società avevano prenotato l'hotel per dormire o l'aereo per volare in Liguria, quindi avrebbero perso soldi e non passandosela benissimo a livello economico non se lo potevano permettere. E a chi ha perso una persona cara a Genova, a qualche chilometro di distanza nessuno c'ha pensato? A chi ha la casa distrutta, a chi non ha più magari un'auto, un negozio o è ferito? A questo nessuno c'ha pensato, si è giocato e si è fatto un ipocrita minuto di silenzio tanto per stare apposto con la coscenza. 
Solo che in molti, giocatori, tifosi e dirigenti, ufficialmente o a denti stretti hanno ammesso che non avrebbero voluto giocare, che si sarebbe dovuto evitare. 
C'è pure qualche cuore tenero come il ds del Brescia che ha dato ragione alla Fin affermando come:
"Si sia comportata in modo estremamente responsabile fermo restando che prima della partita è stato osservato il minuto di silenzio.
Posso inoltre personalmente testimoniare che mentre eravamo in viaggio ricevevo continue comunicazioni allarmanti riguardanti la situazione a Genova.
Noi siamo arrivati regolarmente a Genova dove praticamente abbiamo scoperto che i gravi fatti avvenuti erano circoscritti alla zona dove si trova la piscina Sciorba. Infatti nella mattinata di sabato con la squadra siamo stati addirittura a passeggio in un centro commerciale".
Ma c'è pure chi, come il presidente del Bogliasco Gavazzi, si scusa:
"Voglio chiedere scusa alla mia città, ai genovesi, per avere permesso di giocare, malgrado aver manifestato dissenso. Sono prevalse ancora una volta le logiche burocratiche e le preoccupazioni per eventuali provvedimenti, ovviamente ingiusti. Questa volta avremmo dovuto fermarci. Mi sento di scusarmi con chi ha perso la vita, la casa, l’auto, l’attività, il lavoro, tutti i loro beni. Abbiamo giocato a dispetto dei valori umani, del sentimento di solidarietà e di rispetto per chi sta tutt’ora soffrendo le conseguenze di questo evento catastrofico. Ribadisco che sarebbe stato un atto dovuto mandare giovani pieni di energia e salute a dare una mano a chi, a pochi chilometri di distanza, era in forte difficoltà e chiedeva disperatamente aiuto. Inorridisco a leggere talune dichiarazioni di addetti ai lavori che non perdono l’occasione per essere protagonisti negativi. La Rari Nantes Bogliasco non intende pubblicizzare ciò che è stato fatto e ciò che si farà, non si possono trasformare atti dovuti in propaganda”.
Ma tanto che importa? I soldi di hotel e voli sono salvi. Solo che si è persa un'occasione per dimostrare che lo sport è, prima di tutto, rispetto. Non si doveva giocare ma si è giocato. E ci si deve solo vergognare in silenzio.
Massimo Gramellini questa mattina su La Stampa

Il sindaco Vincenzi difende la scelta di aver tenuto aperte le scuole e, con esse, quell’illusione di normalità bruscamente smentita dagli eventi. Sta di fatto che al momento dello tsunami un sacco di persone camminavano per Genova munite di borse della spesa e passeggini, come se si trattasse di un venerdì qualsiasi. Sorprese in mezzo alla strada, alcune di loro (comprese due bambine) hanno trovato una morte orribile dentro l’androne della casa in cui si erano rifugiate.

Forse, però, è troppo comodo scaricare sempre tutte le colpe sulle famigerate Autorità. I cittadini dovrebbero cominciare a farsi un esame di coscienza e a chiedersi se esiste davvero una consapevolezza dei cambiamenti climatici in atto. Di fronte agli allarmi che il sistema ansiogeno dei media (portiamo anche noi le nostre responsabilità) rovescia quotidianamente addosso al pubblico, si tende a reagire con stati emotivi estremi: la rimozione o il panico. E’ arrivato il momento di prendere in considerazione una terza ipotesi: la presa di coscienza.

Abitiamo un mondo complesso, seduti su autentiche bombe ambientali che l’incuria e l’avidità umane hanno contribuito a innescare. Prenderne atto non significa disperarsi, ma prepararsi. Cambiare atteggiamento mentale: smetterla di sentirsi invulnerabili e assumere le precauzioni necessarie. Il prefetto Gabrielli, erede di Bertolaso, lamenta la scarsa capacità di auto-protezione degli italiani. Qualche populista d’accatto, pur di blandire gli impulsi più bassi della clientela, ha rivoltato il senso del suo discorso, trasformandolo in un invito ad «arrangiarsi da soli». Mentre è solo un appello a diventare finalmente adulti. Tutti: amministratori e cittadini.
Quello che sta succedendo a Genova, e che è successo pochissimi giorni fa, ci fa domandare per l'ennesima volta come sia possibile che ad ogni pioggia torrenziale in questo paese si faccia poi la conta di morti, distruzione e danni. A me, scusate, ma non sembra normale.



Questa mattina a Omnibus su La7 è successo 'o parapiglia. Il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto durante la pausa pubblicitaria ha offeso la giornalista de La Stampa Antonella Rampino.

Questo racconta LaStampa.it

Durante il dibattito Antonella Rampino ha affermato che per il bene dell'Italia Berlusconi dovrebbe fare un passo indietro e lasciare spazio a un governo tecnico. Alla risposta di Crosetto («la prossima volta si faccia eleggere»), la giornalista ha risposto: «Ma voi fate eleggere le spogliarelliste del premier». La conduttrice ha rinviato il dibattito a dopo la pubblicità, ma quando si è tornati in studio Antonella Rampino ha spiegato l'accaduto: «A telecamere spente Crosetto mi ha detto: "L'argomento che devo usare con te lo sai qual è… E’ che a te non ti spoglierebbe nessuno"». «Abbi il coraggio di dirlo in diretta - ha detto la giornalista rivolta al sottosegretario -. Questo mostra che la tua cultura è esattamente quella di tutto il centrodestra». 

Poi, però, dopo Crosetto si è scusato. Che dolce eh?

Vedete, il fatto che nel 2011 molti dei nostri politici non abbiano ancora compreso bene come ti devi muovere con i mezzi di comunicazione moderni conferma la necessità di un rinnovamento. O almeno la necessità di dotarsi di consulenti di comunicazione degni di tale nome. Quello che Alemanno ha fatto con Repubblica, ovvero non rispondere solo ai suoi giornalisti dopo l'editoriale del caporedattore di Roma Giuseppe Cerasa, è una di quelle minchiate ad effetto boomerang clamorosa. 
Il perché è semplice. Primo: non parlando a Repubblica non si fa altro che fargli ulteriormente pubblicità. Secondo: un sindaco della capitale che si comporta in questo modo è semplicemente ridicolo. Ricevi attacchi secondo te pesanti? Rispondi, quereli ma non metti in scena questo teatrino degno della peggiore squadretta di calcio di serie Z. (Il video lo trovate qui) Terzo: continuando ad ignorare i riflessi dei social network e della rete si ottiene come risultato che il video di Repubblica sta facendo il giro di mezzo mondo, mentre quasi tutti il commento di Cerasa non l'hanno letto... 



"Paese che vai, giornalismo che trovi" è adesso acquistabile presso diverse librerie (che aumenteranno nel corso del tempo) e anche online. 

In rete è possibile acquistarlo su:
- Bol

In libreria, invece, è attualmente a:

- Roma presso libreria Imprevisti e Probabilità
- Civitavecchia presso Libreria Dettagli e Galleria del Libro
- Santa Marinella presso Libreria Il Filo di Sofia

"Mi interesso di parecchie cose, e non sono entusiasta di nessuna. Indosso vestiti costosi. Fumo sigari Robert Burns. Bevo di preferenza Sherbrook Rye e ginger ale. Leggo molto senza metodo: cioè, ho un mio metodo, ma non è ortodosso. Non ho fretta. In breve, vivo la mia vita (l'ho vissuta, almeno, sin dal 1937) suppergiù nel modo in cui scrivo questo primo capitolo dell'Opera Galleggiante".

L'Opera Galleggiante - John Barth 
Non aggiungo altro.

Sul Post.it pubblicano una galleria fotografica delle immagini di Associated Press che hanno fatto la storia del fotogiornalismo. Alcune sono famosissime ma quella che pubblico non la ricordavo. Dalla didascalia si legge: "Un iracheno cerca di rassicurare suo figlio di quattro anni in un centro di raggruppamento di prigionieri di guerra vicino a Najaf, circa 160 chilometri a sud di Baghdad, in Iraq, 31 marzo 2003. (AP Photo/Jean-Marc Bouju)".

Ecco, la forza di un'immagine sta tutta qui. Puoi guardarla per la prima volta o vederla e rivederla in continuazione ma non smetterà mai di prenderti a pugni nello stomaco.
Sul blog l'ho raccontato già tempo fa. Nel 2010 con un racconto "Destinazione Terracina" sono arrivato secondo al concorso "Si Scrive Terracina" all'interno del Tbf. Da qualche settimana il racconto si trova in una raccolta che appena possibile vi dirò dove si può trovare. In più grazie agli organizzatori mi ritrovo per le mani il video della premiazione. 

Avevo qualche chilo in meno, ma tant'è. 





Me ne torno casa con le cerchie vuote e le pive nel sacco. Riemergo al mondo dopo settimane monocromatiche trascorse nel candido bianco di Google+. Ogni tanto, però, butto un occhio perché vista l'aria che tira possibile che lo chiudano al termine di questo post.

Wired.it ha raccontato la vicenda di Steve Yegge, punta di diamante di BigG, che proprio sul suo account di Google+ s'è lasciato sfuggire come giudichi sostanzialmente questo social network un'immane minchiata.

Google+ è l’esempio del nostro totale fallimento nel comprendere l’importanza delle piattaforme, dai piani alti del potere agli ultimi anelli della catena lavorativa. Nessuno di noi è stato in grado di capirlo. La regola d’oro delle piattaforme è che «Eat your own dog food» (un modo di dire delle società che significa usare i propri prodotti, ndr.). In questo senso, la piattaforma di Google+ è un tentativo patetico”. E ancora: “ Google+ è un progetto pensato senza lungimiranza, nato sull’errata convinzione che Facebook ha successo perché è un grande prodotto. Ma questo non è vero. Facebook ha successo perché si è saputo costruire attorno tutta una costellazione di prodotti”.

A dir la verità era un posto riservato alla "cerchia", termine dal retrogusto massonico con cui si indicano le varie categoirie in cui puoi dividere i tuoi contatti su Google+, dei dipendenti interni. Lui, invece, per errore l'ha postato all'universo mondo. Scusandosi prontamente il giorno dopo.
Ora, il fatto che uno dei cervelloni di Google sbagli a postare uno status su un social network che loro stessi hanno creato è un po' come vedere Carlo Cracco che brucia una frittata. Per carità, può succedere a chiunque, però kekkaiser.

Al di là di questo, però, non è che la mia esperienza a G+ sia degna di nota. M'iscrivo con curiosità e alla fine mi ritrovo circondato da un bianco paradisiaco che campeggia ovunque. Automaticamente mi gratto, non si sa mai. Il funzionamento sembra piuttosto simile a Facebook a parte la possibilità di vedere video insieme ad amici della cerchia. E poi c'è la cerchia, appunto. Vaghi per l'homepage e alla fine ti ritrovi di fronte a dei cerchi, roba claustrofobica e pure un po' inquetante. 
Li devi riempire con persone che conosci. "Ma dove cazzo stanno però?" ti domandi. Mica tutti gli amici hanno G+. Cerchi, scavi, domandi e alla fine ti ritrovi con sole tre testine in un cerchio. Altri sono vuoti mentre gli zebedèi cominciano a riempirsi e decidi che forse è meglio abbandonare il bianco per tornare al colore. 

Giudizio finale (potete farci quel che volete): potrebbe avere pure delle potenzialità ma non credo, a meno di un miracolo, che possa ripetere il successo di Facebook il cui merito principale è stato anche quello di avvicinare al concetto di social network persone di una fascia d'età che generalmente con il web avevano poca dimestichezza. E non è così scontato che si passi velocemente da un social all'altro. 

Ma io non sono Yegge. Quindi... 
  
Ciro Pellegrino fa giustamente notare la leggera incoerenza dell'Idv che, battendosi contro il precariato, cerca dieci stagisti aggratise. 

"Viene da chiedere se per certe formazioni politiche come Idv il precariato è una iattura o una opportunità. E infatti, lo stiamo chiedendo via web, facebook, twitter.
Non basta manifestare da indignati. Comunque sia spero di cuore che Idv chiarisca ufficialmente la sua posizione.

AGGIORNAMENTO (18.30) dopo una telefonata.
lo stage non è retribuito, prendono 10 persone perché le fanno lavorare a rotazione uno o due giorni a settimana full time, il percorso (lo ha chiamato così) sarebbe di due anni a step di 6 mesi ciascuno. alla fine dovrebbero rilasciare un attestato".

Update delle 10.16. Il Corriere.it sembra aver fatto un po' di chiarezza. A quanto pare l'Idv non sapeva nulla e quello che ha pubblicato l'annuncio (e ha anche risposto al telefono confermando tutto) sarà denunciato.
"Convegni? E quali? Si comincia a sentire odore di bufala. Le risposte date per telefono non ci convincono e proviamo a contattare il capo ufficio stampa nazionale del partito Fabiola Paterniti. «Non abbiamo mai avuto nel nostro ufficio stagisti, né li cerchiamo» spiega, e ci invita a chiamare la segreteria regionale del partito. Lo facciamo e l’ipotesi (della bufala) diventa certezza. «Non cerchiamo stagisti — precisa per telefono Vincenzo Maruccio, segretario regionale Lazio Idv — nè li abbiamo mai cercati. Abbiamo tutti i dipendenti in regola e non abbiamo mai fatto stage nè gratuiti nè a pagamento. È qualcuno che millanta di essere del partito e che si prenderà tutte le responsabilità del caso. Domani faremo formale denuncia». In serata arriva anche la nota ufficiale dell'Idv: «La segreteria regionale del Lazio comunica di non aver autorizzato nessuna iniziativa in tal senso, che va dunque considerata falsa e in ogni caso non riconducibile all'Italia dei Valori». Il caso (per ora) è chiuso".

Update 14.20. L'ufficio stampa nazionale dell'Idv ha inviato a Giornalettismo una nota nella quale fornisce ulteriori spiegazioni. Ecco uno stralcio. 
"La posizione offerta, che ha suscitato inadeguati e diffamatori attacchi al nostro staff, riguarda infatti gli uffici stampa personali del segretario romano dell’IdV Roberto Soldà e del vice segretario laziale Oscar Tortosa. Il riferimento al partito – cui peraltro non si fa cenno nella sua dimensione nazionale – è dunque legittimo, sebbene privo di qualsivoglia intento di coinvolgimento del partito stesso nel progetto in esame".



"Come va da queste parti? Pecorelle smarrite in vista? Ma figuriamoci. Cadaveri. L'ha mai vista lei una faccia riflessa in un cucchiaio? Il genere umano è tutto più o meno così, dopo mezzanotte".

"Di solito non mi esprimo, per il fondato timore che reagendo ad un'ingiustizia o a un'altra possano schiodare fuori anche a me argomentazioni non irreprensibili. La rabbia, si sa, produce metastasi. Certo, ho rispetto per quel bambino impavido che urla il re è nudo mentre tutta la folla inneggia al re. Ma attualmente la situazione è tale che in questo paese tutta la folla sta a strillare: il re è nudo! Perciò il bambino dovrebbe escogitare qualcosa di nuovo da urlare o caso mai dire che cosa ha da dire senza bisogno di alzare la voce. Perché c'è comunque un gran chiasso, non si sentono altro che strilli, scongiuri, spergiuri, trombe trombette e tamburi.
Quando non il sarcasmo corrosivo: ci si mette tutti alla gogna a vicenda. Personalmente ritengo che una critica pubblica dovrebbe contenere, diciamo, un venti per cento di ironia e beffa, un venti per cento di dolore, e un sessanta di volontà e rimedio". 

Amos Oz - Lo stesso mare 
Qualche volta succede che li ritrovi così, quasi per caso. Dico i racconti che uno scrive. Li tieni lì dopo averci magari faticato qualche notte e nemmeno li saluti più. Non si fa. E questo poi di racconto nel 2010 è arrivato in finale al Garfagnana in Giallo. Si intitola "La Nota Dolente" e ve lo potete leggere qui o scaricare. Basta che poi mi dite che ne pensate.


La Nota Dolente
La Stampa.it pubblica il testo inedito dell’ultima lezione di giornalismo tenuta da Indro Montanelli all’Università di Torino il 12 maggio del 1997. Vale la pena leggerla tutta ma alcuni passi, per chi ama questo mestiere, sono da brividi. Nel bene e nel male. 


"(...)Il giornalismo è stato la grande vocazione della mia vita. Vi confesso però che, sebbene abbia amato e continui ad amare questo mestiere, non posso consigliare a nessun giovane di intraprenderlo oggi, perché credo che il giornalismo sia ormai al capolinea. 
Dovrebbe trasformarsi completamente, in un senso che non so prevedere. Sono attaccato a dei ricordi e provengo da una certa scuola, e a quest’età mi è molto difficile pensare a qualcosa di diverso. Spero per voi che abbia luogo una trasformazione completa, che tenga conto dei fatti gravi accaduti nel tempo - tra cui molte colpe e deviazioni dei giornalisti -, dell’ingresso di tecnologie nuove, di tutto un ribaltamento del costume. Il giornalismo classico, dal quale non mi saprei mai distaccare, è impossibile che si possa adeguare. 
(...) Il pubblico è uno strano animale, sembra uno che capisce poco ma si ricorda, e se vi giocate la sua fiducia siete perduti. Questa fiducia bisogna conquistarsela seriamente e faticosamente, giorno per giorno. Questo non ci mette al riparo dall’errore, ma impone l’obbligo di denunziare noi stessi, quando ci accorgiamo dell’errore, e di chiedere scusa al lettore. Se volete fare questo mestiere, ricordatevelo bene. È un mestiere che richiede molta umiltà, molta, e il protagonismo è in contrasto con questa legge fondamentale. 
(...) noi siamo sempre pagati poco, questo mestiere non si fa per i soldi. Anzi, se incontrate un giornalista ricco, diffidatene. Il giornalismo non conduce alla ricchezza, può condurre al benessere, per carità. Io non mi lamento affatto, ho quanto mi basta e anche di più per campare bene. Ma il giornalista ricco è un giornalista che puzza perché si è servito del mestiere per raggiungere altri obiettivi. Un giornalista che si asservisce al mestiere - chiedendo scusa al procuratore Maddalena - lo fucilerei. (...)  Se volete fare questo mestiere, questo è l’impegno che dovete assolvere. Per farlo non c’è sofferenza che ve ne possa sconsigliare, e questo mestiere è bellissimo. Non conduce a niente ma è bellissimo. Il giornalismo si fa per il giornalismo, e per nessun’altra cosa.