LA LIBERTA' DI STAMPA AI TEMPI DELLA QUERELA...

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Su questo argomento mi sono espresso più volte con un intervento articolato che potete rileggere qui. Mi preme, però, sottolineare un ulteriore fattore che sancisce l’anomalia del nostro Paese per quanto concerne la stampa. In Italia si percepisce l’assenza di un editore puro, cioè di un editore che viva di editoria e basta. Questo non accade e non è mai accaduto. Ogni organo d’informazione di caratura nazionale è controllato o da politici, o da imprenditori con interessi politici o da banche, industrie ecc... fino ad arrivare al Parlamento che controlla la Rai. Situazione paradossale visto che, semmai, dovrebbe essere la stampa a controllare l’operato della politica.

Ciò ha comportato da un lato l’inevitabile sindrome da “schiena a 90°” che tanti, non tutti, ma tanti giornalisti hanno e dall’altro la tendenza dei quotidiani della carta stampata a rivolgersi prevalentemente all’elite del potere. Ne sia una dimostrazione lampante la presenza al limite del morboso della politica nelle pagine dei giornali. Colonne e minuti di dichiarazioni che per i cittadini e i lettori, che come diceva Indro Montanelli “sono i veri datori di lavoro del giornalista”, non servono assolutamente a nulla.

Tutto questo, senza dimenticare che ad acuire questo scenario, già di per sé complesso, è sopraggiunta l’enorme precarietà nel mondo del giornalismo con giovani spesso in possesso di semplici collaborazioni che rendono ancor più vulnerabile il giornalista di fronte alla moda italiana della querela facile.

Se si tiene a freno un giornalista professionista, con un buono stipendio e magari la copertura legale da parte della testata, cosa dovrebbe fare un collaboratore pagato a pezzo che l’avvocato se lo deve pagare da solo?

sabato 2 maggio 2009


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1 commento:

Andrew ha detto...

bella domanda...