VIAGGIO IN ABRUZZO – SECONDA PARTE

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Addentrarsi in una tendopoli per chi non ha vissuto la tragedia del terremoto, la perdita della casa o peggio ancora di una persona cara, è un’esperienza difficile da descrivere. L’istinto ti porta alla compassione per queste persone, alla comprensione di un dolore che tu, però, non sei in grado di capire. Poi la razionalità prende il sopravvento e realizzi che della tua compassione lì dentro, giustamente, non sanno cosa farsene. Quello che respiro dentro al campo di Prata D’Ansidonia come in quello di Arischia è stanchezza e dignità. I danni psicologici che può arrecare un terremoto sono immensi. “Quasi tutti soffrono di disturbi post-traumatici da stress – mi spiega Cinzia, la psicologa del campo di Prata – i disturbi sono insonnia, depressione e ansia. Ad ogni scossa, anche la minima, torna viva la paura anche perché il terremoto arriva all’improvviso e dunque vivono in uno stato d’allerta costante”. E i bambini? “Giocano simulando la ricostruzione – continua Cinzia – ricostruiscono il gruppo oppure come succede qui accudiscono un cagnolino costruendogli una cuccia. Cercano di ristabilire il “bello” attorno a loro ma sono coscienti di quanto accaduto”.

La forza e la predisposizione abruzzese a rimboccarsi subito le maniche la capisci anche ascoltando il racconto del sindaco di Prata D’Ansidonia, Francesco Di Marco. “Noi fortunatamente non abbiamo avuto perdite o feriti – spiega – e gli aiuti sono arrivati in tempi rapidi. Lunedì sera c’erano già i volontari qui. Però nel frattempo ci siamo organizzati, ad esempio le donne hanno dato vita ad una cucina comune”. Cucina che tutt’ora sfama il campo intero. Qui non ci sono solo i volontari della Protezione Civile, c’è l’Arci e addirittura un gruppo di ragazzi di Radio Rock. C’è tutto tranne le docce ma in serata arriverà un container.

Non tutti i campi sono così fortunati. “Ci sono i paesini di montagna dove ancora le tende non ci sono, oppure hanno un bagno per 200 persone, o ancora non ci sono abbastanza stufe per riscaldare – mi racconta Luca, sfollato al campo di Arischia – noi in confronto qui stiamo in hotel a 5 stelle”. Un signore lì vicino parla del numero dei morti. “Io, per carità, non lo so se il numero (300 circa, ndc) è vero oppure no, però nei seminterrati all’Aquila c’erano tanti immigrati clandestini e non lo so se ce l’hanno fatta. Li avranno contati quelli?”. Ecco: li avranno contati?

C’è tanto da fare ancora e probabilmente tanti interventi si potrebbero effettuare meglio ma i timori regnano sovrani, anche tra chi ha la casa ancora in piedi. “Casa mia – mi confida uno dei carabinieri che ci ha scortato – ha retto bene alla scossa grande di lunedì scorso. Il problema sono tutte le altre che sono arrivate dopo: si stanno formato crepe ovunque”. Ma la paura è un’altra. “Qui vicino c’è la diga di Campotosto – aggiunge Luca – speriamo che regga perché ci manca solo che i superstiti del terremoto muoiano affogati”.

Di nuovo in macchina. Direzione: Onna.
mercoledì 15 aprile 2009


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1 commento:

lEli ha detto...

oddio che dire...
BRAVO! Vorrei essere lì con te a dare una mano...

Da Firenze, ho contattato tutte le istituzioni (dalla croce rossa alla protezione civile, misericordia, fretellanza, ecc, ecc,) in un primo momento TUTTE mi hanno chiesto SOLO soldi invitantomi ad aderire alla loro raccolta fondi tramite bonifico bancario. Non l'ho fatto. Non ho mandato un soldo perché credo che in questo momento si debba fornire altro e il tuo racconto me ne da conferma.

Finalmente ieri mi ha contattato personalmente la Croce Rossa di Firenze. Stanno organizzando una raccolta di beni di prima necessità e abbiamo pianificato il daffarsi secondo i tempi e le priorità, in base a quello che già c'era e quello che posso portare io con l'aiuto di amici.

Mi sento viva. Commossa e impotente, ma viva. E nonostante lo sciacallaggio, la disumanità, l'avarizia, l'omertà, la speculazione, le gaffe e la stupidità che regnano sovrane nel nostro paese, credo che aiutare gli altri sia l'unico istinto che l'uomo dovrebbe conservare, sbandierare e per cui lottare.

Sono con te e con tutti coloro che hanno lasciato il loro caldo letto per accorrere in aiuto.

....se posso fare qualcosa di più contattami pure. Partirei domani.
Elisa