Lo guardo mentre me ne sto seduto di fronte al pc. E' qui vicino che mi guarda e sembra dirmi “sfogliami, ti prego, sfogliami”. Qualcuno ha già iniziato cantare il De Profundis della carta stampata, qualcun altro come ad esempio Vittorio Sabadin, ha stabilito nel libro “L'ultima copia del New York Timesche l'ultimo cliente della versione cartacea del famoso quotidiano americano si presenterà in edicola nel 2043. Lì si sancirà la fine della carta stampata. Da tempo, ormai, si discute sulla data della fine del giornale e con l'avvento della crisi economica qualche conferma sembra intravvedersi all'orizzonte. Il NYT ha già da tempo affermato di voler restare solamente online mentre nelle scorse settimane il Seattle Post-Intelligencer ha fermato le rotative dopo quasi 160 anni di storia.


Non vorrei annoiarvi più di tanto con questo argomento visto che di pareri e dibattiti ce ne sono stati e ce ne sono di più importanti e autorevoli del mio. Però io alla scomparsa totale del quotidiano non ci credo più di tanto. Nel corso dei secoli la carta stampata è riuscita, non senza difficoltà è vero, a reinventarsi nonostante l'avvento di mezzi d'informazione come la radio, la tv e internet. I quotidiani sono diventati punti d'approfondimento ai quali non si riesce a dire di no. Ora, però, la situazione è diversa perché non è più un confronto basato sul mezzo a disposizione ma sul tempo. La vera discriminante è il tempo a disposizione dei lettori con le nuove generazioni (cioè “i grandi” dei prossimi 30-40 anni) che arriveranno all'età adulta senza avere alcuna confidenza con i quotidiani vecchio stampo.


Ed è qui che si inserisce il fenomeno della Free Press. Un fenomeno che è approdato anche in Italia riscuotendo un enorme successo tra i giovani e i milioni di pendolari che affollano quotidianamente le stazioni italiane. Sono piccoli, facili e veloci da leggere. Ed è qui che arriva la dolente nota. Nel nostro paese questi quotidiani mancano, per ovvi motivi, di qualità e vengono realizzati in modo approssimativo spesso schiaffando in pagina chili e chili di agenzie. Critica che in molti hanno affibbiato ai free press. In Spagna, però, il pluripremiato quotidiano ADN ha dimostrato che è possibile realizzare del buon giornalismo in uno spazio angusto. Senza dimenticare che internet avrà sempre un peso maggiore nel reperimento di informazioni nel corso della giornata.


Fermo restando, infine, che i quotidiani (esclusi gli economici e gli sportivi per quali la situazione è diversa) più ampi potrebbero iniziare a ritagliarsi fette di mercato nel week end, dove c'è maggiore spazio da dedicare alla lettura.

Stento ancora a crede di aver letto, alla cassa del supermercato, il seguente cartello:



"Non esistendo una legge in merito, chiediamo comunque di
assecondare alle donne in avanzato stato di gravidanza e alle persone disabili la precedenza in cassa".



Ora, sono due le considerazioni che faccio:




1) Il fatto che abbiano messo un cartello vuol dire che qualcuno ha ignorato questi principi base di civiltà.




2) C'è bisogno di una legge per capire certe cose?




Mah...

Anche nella legge sul testamento biologico trionferà la parzialità. Una parzialità etica trasformata in baluardo civile contro “l'assalto” laico. Dimenticando, però, di come il concetto di laicità nello stato italiano rappresenti pura carta straccia sancita da una costituzione che in questo paese viene considerata alla stregua di un foglio di scottex. Si è deciso così, contro la maggioranza dell'opinione pubblica. Almeno evitino di prenderci per il culo.


Nessuno avrà la possibilità di decidere, come un paese democratico vorrebbe, di morire in modo dignitoso perché c'è chi considera che la visione cattolica sia l'unica possibile. Così si assisterà all'alimentazione di Stato (a proposito: ma qualcuno ha pensato che gli ospedali dirotteranno molto probabilmente i pazienti da altre parti?) su corpi che scientificamente non hanno più alcuna possibilità di vivere autonomamente.


Per abbandonare questo mondo si dovrà approdare (ovviamente chi potrà permetterselo) in un altro paese. Ancora una volta, nella loro storia, gli italiani saranno costretti ad emigrare. Anche per morire.


Si è sempre discusso della sua utilità nel prevenire malattie. Una su tutte l'Aids. Lo hanno pubblicizzato, lo hanno insultato, lo hanno abbandonato e nei giorni scorsi perfino detronizzato del suo ruolo di protagonista nella lotta contro l'Hiv. Ma qualcuno gli ha mai chiesto cosa prova? Cosa pensa? E soprattutto qualcuno gli ha mai fornito l'opportunità di replicare? Il Rompiblog riprendere da lui, dal Preservativo, la serie di interviste impossibili...
Innanzitutto, come se la passa?
“E come me la passo? Al solito, si lavora duro”.



Ah, capisco...

“Senta, glielo dico subito non cominciamo eh?”

Cioè? A fare cosa?
“Non è possibile che ogni cosa che dico viene subito ricondotta a qualcosa di pornografico. Basta con questi doppi sensi continui. Che palle...”

Però lo vede che è lei a servirle sul vassoio d'argento...
“Cosa?”

Le battute.
“A pensavo altro...”

Adesso è lei che fa i doppi sensi...
“Vabbè la finiamo? O vuole continuare all'infinito? Sto cominciando a rompermi”.

Speriamo di no... non sarebbe un bella pubblicità...
“............ touché”.

Senta, torniamo seri e arriviamo al dunque: le ha sentite le parole del Papa?
“Si che le ho sentite...”.

Allora, che ne pensa?
“Mi avvalgo della facoltà di non rispondere...”.

Non gliela concedo...
“Guardi che se parlo il blog lo chiudono nel giro di tre secondi”.

Ho capito, cerchi di moderarsi ma risponda.
“Il Papa è libero di pensarla come vuole, però la scienza ha dalla sua i numeri e su sei miliardi di persone nel mondo non credo che si possa consigliare loro l'astinenza... E' statisticamente poco probabile...”.

Però, pensieri profondi...
“Beh? Solo perché sono un preservativo non vuol dire che non penso o che non uso il cervello. Lo sa che sono pure laureato? E non dica in sessuologia perché stavolta mi incazzo di brutto eh!”

In cosa allora?
“Belle arti... che c'è? Perché mugugna? Cosa fa? Ma che ride? Lei sta ridendo! MI STA PRENDENDO IN GIRO!!!!!!! QUESTO NON E' PROFESSIONALE!!!!!!”

Ho capito, però lei è permaloso! Insomma non fa nemmeno tutto questo lavoraccio no?

“Il mio non è tutto divertimento sa? La mia è una missione, io salvo la gente dall'Aids ha capito? E' una cosa seria sa? Non sono mica un pervertito che pensa sempre e solo a quello. Per me è un lavoro L-A-V-O-R-O, C-A-P-I-T-O? Con questo chiudo, tanto le polemiche che fanno i politici o i giornali su questi argomenti sono come me e i miei colleghi”.

Ovvero?

“Usa e getta...”.


E' arrivata. Ha preso la parola e ne ha cantate quattro ai vertici del Partito Democratico. Questi dieci minuti dell'intervento di Debora Serracchiani da Udine meritano di essere ascoltati e non per nulla stanno facendo il giro del web.

Viviamo in un mondo virtuale, non prendiamoci in giro. Qualcuno riterrebbe lecito pensare che il muoversi in un ambiente fatto di bit, pixel, tasti e freddi calcoli binari possa semplificare le cose. Invece no. Le complica. E le complica in un modo che voi non potete nemmeno immaginare. Tanto per fare un esempio lampante, basta leggere il dialogo esilarante che La Tengi ha pubblicato sul suo blog Pezzi d’ufficio.


Uno spaccato del delirante e complesso che fotografa in modo preciso la voragine sociologico/emotiva che hanno contribuito ad aprire i social network come Facebook. Non mi sono mai soffermato troppo su Fb perché sinceramente lo vivo come un gioco e ci passo poco tempo, quanto basta però per trovarmi faccia faccia con meccanismi di difficile comprensione. Porgo una domanda a mo’ di esempio: vi sembra normale che mi chiedano l’amicizia persone che per strada, cioè nel mondo reale, non mi salutano?


E, tanto per chiudere l’argomento, vi segnalo che è uscito pure un libro dal titolo “L’amore ai tempi di Facebook con prefazione di Walter Veltroni. Ogni battuta sarebbe fuori luogo…


di ALESSIO VALLERGA

Il 6 Nazioni 2009 è verde. Verdeirlanda per la precisione, visto il Grande Slam che hanno conquistato andando a vincere al Millennium. Che dire: nessuno (io per primo) avrebbe scommesso un euro sull'Irlanda vincitrice, men che meno sull'Irlanda schiacciasassi. E invece, dopo ben 24 anni di astinenza (ultimo successo del Trifoglio nell'85, ultimo en plein addirittura nel '48!) O'Driscoll e compagni si godono una vittoria che chiude un ciclo. Già, perché la maggior parte dell'attuale rosa è sulla soglia delle 100 presenze in nazionale, quindi al capolinea. Ma nel paese dei Folletti si parlerà per anni di questo 6 Nazioni e molti bambini prenderanno in mano l'ovale, rimpianguando il già florido movimento. Beati loro.

Il Galles ha perso di due punti (17-15) che si per sé significa grande prestazione. In realtà i Dragoni per farcela avrebbero dovuto vincere di 13 lunghezze, per cui è chiaro che non si sono espressi ai loro soliti livelli. Capita, ma certo è che per smaltire lo shock di Cardiff ci vorrà del tempo. E anche loro dovranno fare i conto con il ricambio generazionale, anche se in parte è già cominciato.

Italia – Francia 8-50. il Cucchiaio è arrivato, durissimo sul sedere azzurro. La scoppola della Francia fa malissimo numericamente e costringe il movimento italiano all'anno zero, a ricominciare da capo. Mallett resta dov'è anche se cambierà molto dell'attuale staff tecnico e se c'è una sicurezza nella vita questa si chiama Sergio Parisse. Sua l'unica meta azzurra oltre alla solita, sontuosa prestazione. Per il resto, proviamo a rimettere insieme i cocci.

Inghilterra – Scozia 26-12. I Bianchi della Regina volevano vendicare la sconfitta di Murrayfield dell'anno scorso e ci sono riusciti. Per il resto contava poco per gli uni e per gli altri. Ecco perché la partita è stata divertente. Ed ora appuntamento a giugno, quando vedremo all'opera in Sudafrica i British and Irish Lions.


Per capire cos'è il rugby bastava sedere sulle tribune del Flaminio sabato per Italia – Francia. Narro quanto visto con i miei occhi. Intorno al 28' del primo tempo i francesi hanno segnato la terza meta che, come la prima, era viziata da un passaggio in avanti. Contestazione del pubblico con qualche fischio all'indirizzo dell'arbitro, l'irlandese Alain Rolland peraltro in pessima giornata, partito anche dal sottoscritto. Ebbene un tizio ha avuto la geniale idea di lanciare una bottiglia d'acqua piena sul terreno erboso all0indirizzo del direttore di gara. Lo stesso l'ha allontanata e per lui l'episodio è finito lì. Lo stesso non si può dire per l'intera tribuna scoperta. I più, che non hanno visto l'autore del geniale gesto, hanno cominciato a gridare “Fuori, fuori”, oltre a improperi di vario genere. Chi invece sedeva vicino al personaggio in questione ha fatto di meglio: ha atteso l'arrivo degli steward per indicare quale fosse lo spettatore, nonostante questi tenesse un atteggiamento da gnorri. Gli addetti hanno coperto di infamia il colpevole, sommerso di fischi, portandolo all'uscita dallo stadio. Avviso ai neofiti: per partecipare, dentro e fuori, ad una partita di rugby bisogna esserne degni. Sabato 29.999 spettatori lo erano, uno no. Ed è stato cacciato.

di ALESSIO VALLERGA
Tutto in un pomeriggio. Nell'arco di due ore scarse si saprà a chi spetta il 6 Nazioni 2009, arrivato oggi al suo epilogo. A giocarselo, Galles e Irlanda, di cui si parlerà più avanti. Come di consuetudine, partiamo con gli Azzurri.
Italia – Francia, ore 14.15. Non c'è in palio nulla, trofeo Garibaldi a parte. Ed un Cucchiaio di Legno che già ci sentiamo fra le mani. D'altronde è andata così e bisogna far tesoro di quanto accaduto (Mallett per primo). I 30.000 del Flaminio non chiedono altro che lo stesso orgoglio mostrato contro i Dragoni, che peraltro stava per portarci al successo. Per questo l'allenatore metterà in campo lo stesso XV di sette giorni fa. I francesi sono usciti a pezzi dalla partita di Twickenham, triturati dagli inglesi e ora famelici di rivincita. Il tecnico Lievremont, temendo che ai suoi potessero mancare stimoli, ha richiamato in nazionale il mediano Michalak. Ma i giovani Galletti hanno un difetto: sono lunatici. Se gli gira bene si pappano il Galles supersonico con una partita sulla soglia della perfezione; se non gli fa incappano in figuracce come quella di sabato scorso. Chissà in che condizioni staranno oggi.
Inghilterra – Scozia, ore 15.30. Si può dire che il 6 Nazioni cominci con questa partita. Nel lontano 1883 si giocò la prima sfida a quattro ma era già in palio la Calcutta Cup, allora embrione del trofeo continentale e trofeo che ancora oggi le due nazionali britanniche si contendono. Ma oggi come allora i valori sono diversi: gli Highlander ci metteranno quella disperazione tipica di chi non ha nulla da perdere, specie contro l'avversario di una vita; i Bianchi sanno di essere superiori e possono sperimentare anche se per i giocatori di entrambe la convocazione nei British and Irish Lions per il tour sudafricano di giugno rappresenta il coronamento di una carriera. Per cui, non si faranno prigionieri.
Galles – Irlanda, ore 17.30. Provate ad immaginare uno stadio dipinto di rosso, con una nazione intera che vi è, sportivamente parlando, ostile. Voi avete il piccolo vantaggio di poter perdere con meno di 13 punti. Ebbene, vi tremeranno le gambe lo stesso dovendo fare il tunnel per uscire sul campo oppure quando gli avversari canteranno il loro inno. Personalmente non vorrei essere uno dei 22 irlandesi che devono affrontare il Galles. Visto il Millennium di Cardiff di persona, vi assicuro che fa paura sempre. Se poi il Galles si sta giocando la partita della vita è pure peggio. Hanno tutti i mezzi per farcela e non inganni il risultato stretto con l'Italia. A Roma faceva caldo e gli Azzurri ci hanno messo del loro. Qui sarà tutt'altra storia, come sanno bene O'Driscoll e compagni, unici fino adesso ad aver collezionato quattro vittorie su quattro e unici (potenzialmente) a poter chiudere lo Slam. La spinta del pubblico si sentirà e i Dragoni rimangono il XV più forte d'Europa. Dire che ce la faranno a spasso è eccessivo: il Trifoglio può consacrare una generazione di giocatori che non hanno vinto niente e che si apprestano ad abdicare. Sarà una partita bellissima, nella quale i 30 in campo non si risparmieranno. Non capita così spesso di avere l'onore di giocare incontri simili.
Riporto da repubblica.it
"L'incidente è avvenuto durante l'intervista da Jay Leno. Obama stava raccontando di aver migliorato il proprio punteggio a bowling, avendo raggiunto uno score di 129 (il massimo è 300) rispetto ai 37 di qualche tempo fa. Mentre il pubblico rideva, si è lasciato scappare: "E' una cosa da Special Olympics", alludendo ai giochi dedicati agli atleti con problemi mentali. Al termine del programma, il presidente si è subito scusato, e le sue giustificazioni sono state accettate dal presidente degli Special Olympics, Tim Shriver".





Beh, bella figura di m... Comunque la differenza c'è: lui si scusa, in Italia capiamo sempre male, siamo permalosi o la stampa fraintende...

Il Papa ha parlato e ha detto che il preservativo non è un efficace rimedio contro l’Aids. Ora, di battute me ne verrebbero in mente parecchie ma ho pensato che inserire la parola “Papa” nello stesso contesto di “preservativo” avrebbe significato la chiusura di questo blog ad opera di guardie svizzere armate di lancia, elmetti e tutine multicolore.

Dunque mi limito ad alcune considerazioni. Se il preservativo non serve contro l’Aids allora...

Youssou N'Dour è albino

Bruno Vespa è un giornalista libero

Gli Eiffel 65 sono più bravi e famosi dei Beatles

“Uomini e Donne” è un programma culturale

Rosa Russo Jervolino potrebbe fare la doppiatrice

Vittorio Feltri è comunista

Silvio Berlusconi è alto 1,90 e ha i boccoli biondi

Josè Mourinho è simpatico

Francesco Totti è laureato in filosofia orientale

Il cane miagola

I nazisti erano dei simpaticoni

Ecc... ecc...

"Mi dichiaro colpevole". Questo ha detto Josef Fritzl oggi durante il processo. Come poteva non farlo? Come poteva dopo tutte le prove che sono state raccolte, dopo il video-testimonianza della povera figlia Elisabeth durato 11 ore. Undici ore per raccontare 8.461, ripeto 8.461, giorni di prigionia. Un buco di 60 metri quadrati in cui questo soggetto inanimato, questo mostro psicopatico, ha costretto sua figlia ad ogni genere di atrocità. Sette figli. Sette figli frutto di rapporti incestuosi di cui un ottavo morto e buttato nella stufa. Come se fosse un ciocco di legno da ardere.


In questi anni siamo stati abituati ad ogni genere di storia sanguinaria frutto delle fiction televisive. Ma nemmeno gli autori di Csi&co. avrebbero potuto concepire una storia simile. Il fatto che questo sia accaduto davvero. Che un essere umano (umano?) abbiamo costretto sua figlia a tutto ciò è un pugno nello stomaco. Lo è ancor di più perché nessuno ha fatto nulla a cominciare dalla madre incapace di ribellarsi e che vuole far credere di non aver mai avuto alcun sentore di cosa combinasse suo marito in quello scantinato. Di chi si celasse dietro quella porta. Dove erano gli insegnanti, i vicini, gli assistenti sociali? I figli di Elisabeth, si è saputo al processo, erano tutti regolarmente iscritti all'anagrafe ma nessuno si era mai chiesto come mai non andassero a scuola.


Josef
Fritzl è un mostro che dovrà scontare l'ergastolo per tutto quello che ha fatto ma, in questo caso, anche le istituzioni dovranno farsi un bell'esame di coscienza per quanto è successo.

di ALESSIO VALLERGA



Non si è vinto ma almeno l’onore è salvo. Italia-Galles è finita 15-20, ha regalato emozioni ai tifosi azzurri e rossi anche se come qualità di gioco è stata una partita bruttina. Gli Azzurri, più che sfiorare la vittoria, hanno approfittato di un Galles incredibilmente dimesso, forse a causa dei 22° di Roma ai quali i Dragoni non sono abituati. Fatto sta che il successo risicato li mette in pessime condizioni in vista dell’ultima e decisiva sfida del Millennium contro l’Irlanda, contro la quale bisognerà vincere con almeno 13 punti di scarto per aggiudicarsi il 6 Nazioni 2009. E gli Azzurri? Meglio del solito. Non è bastato per vincere perché gli altri ci sono ancora avanti però almeno qualcosina si è visto. McLean per esempio che con piede e placcaggi si sta dimostrando l’apertura del presente e del futuro; Marcato, che ha segnato tutti punti dalla piazzola e dulcis in fundo Sergio Parisse. Ha preso la linea del vantaggio; ha aperto dai raggruppamenti; ha fatto le mischie; ha smistato i palloni; è saltato in touche. Che lo nominassero “Man of the Match” era scontato, ci mancava solo che facesse le lavatrici e stendesse il bucato. Queste doti all’estero le apprezzano e ormai tutti sanno che solo il Capitano (al momento) è giocatore di livello internazionale. Ma non può reggere in æternum per cui il buon Mallett trovi il modo di conservarlo. Rispetto al solito c’è stato l’orgoglio e qualche timida giocata dei tre quarti. Il pubblico ha apprezzato, come testimoniano gli applausi del Flaminio. Sabato arriva la Francia e ripetere l’ultima prestazione sarebbe già abbastanza.



Scozia – Irlanda 15-22. Solo i Verdi possono sperare nello Slam, grazie alla vittoria sugli Highlander. Nel primo tempo sono stati questi ultimi a chiudere in vantaggio grazie al solito Paterson e proseguire sulla stessa falsariga anche nella ripresa. Soltanto a 22 minuti dalla fine il punto di rottura con le trasformazioni di O’Gara.



Inghilterra – Francia 34-10. Alzi la mano chi pensava che a Twickenham sarebbe andata in scena la Waterloo dei Galletti. Eppure è successo, con un 10-0 dopo 17’ e il 29-0 a metà partita. Nemmeno l’orgoglio Bleu ha potuto qualcosa contro i sudditi di Sua Maestà che hanno giocato la miglior partita del 6N 2009.


Ieri pomeriggio, nella puntata di "Quelli che il calcio..." si è presentato Gianluca Paparesta uno degli arbitri finiti nello scandalo Calciopoli che, però, a quanto attesta lui (e anche le decisioni del tribunale da lui riportate) esce pulito da questa brutta vicenda. Le sue spiegazioni, tra l'altro, le fornisce sul suo blog nato da pochissimo, www.gianlucapaparesta.it, dove denuncia di essere stato tagliato fuori dai vertici arbitrali (Collina compreso). Che ne pensate?
Tutto potevo pensare tranne di ritrovarmi su La7 un venerdì sera gli Inti Illimani che a "Niente di Personale" di Antonello Piroso si sono esibiti cantando anche "El pueblo unido jamàs serà vencido". L'emozione c'è stata... comunque qui sotto trovate una loro esibizione dal vivo e qui il loro sito ufficiale.







El pueblo unido, jamás será vencido,
el pueblo unido jamás será vencido...

De pie, cantar
que vamos a triunfar.
Avanzan ya
banderas de unidad.
Y tú vendrás
marchando junto a mí
y así verás
tu canto y tu bandera florecer.
La luz
de un rojo amanecer
anuncia ya
la vida que vendrá.

De pie, luchar
el pueblo va a triunfar.
Será mejor
la vida que vendrá
a conquistar
nuestra felicidad
y en un clamor
mil voces de combate se alzarán,
dirán
canción de libertad,
con decisión
la patria vencerá.

Y ahora el pueblo
que se alza en la lucha
con voz de gigante
gritando: ¡adelante!

El pueblo unido, jamás será vencido,
el pueblo unido jamás será vencido...

La patria está
forjando la unidad.
De norte a sur
se movilizará
desde el salar
ardiente y mineral
al bosque austral
unidos en la lucha y el trabajo
irán,
la patria cubrirán.
Su paso ya
anuncia el porvenir.

De pie, cantar
el pueblo va a triunfar.
Millones ya,
imponen la verdad,
de acero son
ardiente batallón,
sus manos van
llevando la justicia y la razón.
Mujer,
con fuego y con valor,
ya estás aquí
junto al trabajador.

Y ahora el pueblo
que se alza en la lucha
con voz de gigante
gritando: ¡adelante!

El pueblo unido, jamás será vencido,
el pueblo unido jamás será vencido...

Navigando per il mondo dei blog mi sono imbattuto in questo articolo di Attivissimo, ottimo giornalista informatico il cui obiettivo principale è quello di sfatare le tante bufale che ci circondano. Una di queste riguarda il giornale per cui collaboro, Il Messaggero, che in occasione del suo 130° compleanno nei mesi scorsi ha dato vita ad un'iniziativa tra l'altro interessante. Il quotidiano romano ha ripubblicato e messo in vendita online le sue prime pagine storiche. Tra queste, quella del 21 luglio 1969 che celebra lo sbarco dell'uomo sulla Luna con tanto di prima impronta in bella vista. Peccato che non fosse quella originale, bensì una fatta con uno scarpone da pesca...


Quanto alla stretta attualità sono rimasto incantato (?) dalle doti canore di Marco Travaglio nella sua copertina ad Anno Zero di giovedì. Altro che Arisia...




di ALESSIO VALLERGA



Speriamo di ritrovare l'Italia. Per la partita di domani, quarta giornata del 6 Nazioni 2009, gli azzurri giocheranno alle 16 al Flaminio contro il Galles reduce dalla sconfitta nella terra di Marianna. Almeno in partenza, noi dovremmo essere depressi per il post Edimburgo, loro inc****ti neri per essersi giocati lo Slam con la Francia. Verranno a Roma per segnare più mete possibile perché in caso di arrivo in testa a pari punti, eventualità tutt'altro che remota, conterà la differenza mete. Non ci sottovalutano, ma il tecnico Gatland ha rivoluzionato la squadra. La scelta è dettata da due fattori: avere gli elementi migliori freschi per la partita decisiva del Millennium contro l'Irlanda e dare motivazioni a chi gioca meno. Per cui chi scenderà in campo, tipo superstelle come Hook, sarà avvelenato per aver fatto panchina fino ad oggi. Gli uomini di Mallett non hanno più alcuna ambizione, se non quella di ritrovare lo spirito battagliero che nel 6 Nazioni 2009 non si è mai visto. Il Cucchiaio difficilmente lo scamperemo ma c'è da capire se il ciclo di questo gruppo è finito oppure ci si può ancora contare. Nieto sostituisce Castrogiovanni in prima linea, Rubini all'ala parte titolare mentre gli altri sono gli stessi che hanno iniziato a Murrayfield. Inquadrare le altre due partite appare difficile.



Scozia – Irlanda: leggendo la classifica non ci dovrebbero essere incertezze per il pronostico. Verdi nettamente superiori e partita chiusa. In realtà la vittoria degli scozzesi sull'Italia potrebbe averli galvanizzati e gli irlandesi che, pur avendo sempre vinto finora con Francia, Italia e Inghilterra, non hai mai convinto appieno. La differenza la potrebbe fare la pancia piena: i Blue Navy non hanno più nulla da chiedere al Torneo, il Trifoglio può presentarsi al cospetto del Galles con il vantaggio di avere due risultati su tre.



Inghilterra – Francia: altra grandissima e incertissima sfida. I sudditi di Sua Maestà sono un cantiere aperto e punteranno a sgambettare i Bleu pur sapendo che al momento hanno qualcosa in meno. Invece gli uomini di Lievremont, sull'onda positiva del successo sui gallesi, devono vincere a tutti i costi. Ed hanno tutte le armi giuste per riuscirci.

di ANDREA BENEDETTI MICHELANGELI

Non vorrei farla più grande di quello che è, ma mi sembra fuori di dubbio che anche il calcio in Italia soffra li declino economico, sociale e culturale che attanaglia il Paese. Non c'è quindi da sorpendersi se le squadre inglesi in Champions League abbiano rifilato alle nostre un netto e frustrante 3-0. A parte il fatto che essendo romanista fatico a considerare la Juventus una squadra italiana e da un po' di tempo anche l'Inter di mister "lock" (catenaccio) Mourinho, ritengo però un po' troppo semplicistico affermare che la superiorità del football d'oltremanica sia così marcata. E non solo e non tanto per l'andamento delle tre eurosfide, assai più equilibrate di quanto non dica l'esito finale.


Gli inglesi, rispetto a noi, hanno almeno tre vantaggi di carattere economico, sociale e culturale: gli stadi di proprietà, che consentono loro ricchezze di gran lunga superiori; un approccio più sano allo sport e soprattutto all'evento sportivo, considerato prima un divertimento che una professione. Ne consegue quindi anche un atteggiamento giustamente più distaccato di fronte alle vittorie e alle sconfitte; una maggiore freddezza e serenità dell'ambiente - atleti, pubblico, media - nell'affrontare gli appuntamenti clou, vissuti più come una festa che come "la partita della vita", slogan che in Italia, nel pieno della stagione, viene usato per quasi tutte le squadre circa una volta a settimana. Differenze che quando si scende in campo hanno il loro peso e quasi sempre negli ultimi anni fanno pendere l'ago della bilancia dalla parte dei sudditi di sua maestà.

Guai però dipingere l'Inghilterra calcistica solo come un'isola felice. Perché non lo è. C'è infatti un altro dato che pesa, e non poco, sui fantastici risultati sportivi di club come Manchester, Liverpool, Chelsea e Arsenal. Tutti club che oltre a essere in mano a padroni stranieri (business man non certo tifosi, come è ancora prerogativa della maggior parte dei presidenti dei sodalizi italiani e che certo non guasta) hanno deficit paurosi. Molti dirigenti, in ogni parte del mondo, sarebbero capaci di costruire grandi squadre senza doversi poi preoccupare dei debiti. Certo, le società inglesi hanno comunque una grande solidità patrimoniale e possono contare su introiti da capogiro provenienti dal merchandising. Dunque in linea teorica possono far fronte al loro indebitamento cedendo le loro proprietà, ma è un fatto che questa possibilità di spendere e spandere a loro piacimento le rende più potenti delle nostre.

Ma se anche i nostri club - i più grandi e anche quelli a forte caratterizzazione locale come Roma, Napoli e Fiorentina - riusciranno presto ad avere un loro stadio di proprietà, a farlo funzionare sette giorni su sette, a utilizzarlo come veicolo economico e insieme come centro di educazione e di svago, beh allora anche i risultati del campo nei confronti delle più grandi società inglesi diventeranno molto meno netti di quanto sia da qualche anno a questa parte.


C’è poco da fare e soprattutto poco da dire: gli inglesi sono più forti di noi. I numeri parlano chiaro, le eliminazioni di Juventus, Inter e Roma non lasciano alcun dubbio. Certo, la Roma è andata fuori ai rigori, le altre tutto sommato se la sono battuta (l’Inter un po’ meno) ma resta comunque una magra figura del nostro calcio che (a torto o a ragione) fino agli anni ’90 veniva considerato uno dei più forti del mondo e d’Europa. Lo Stivale s’è afflosciato: facciamocene una ragione.


Da qualche giorno tutti bene o male cercano assolvere le nostre squadre: hanno giocato bene, sono uscite contro signore squadre. Si va bene, però i maroni girano lo stesso e non facciamo finta che sia tutto rosa e fiori. Hanno ragione gli inglesi quando dicono che il calcio italiano è diventato un leone senza denti? Forse, o più semplicemente si pagano le cantonate (sportive, giuridiche, politiche ecc…) che, Mondiale a parte (anche se la coppa comincia ad essere impolverata), da qualche anno prendiamo a livello internazionale con i club. L’unico sussulto è giunto dal Milan in Champions nel 2006/2007. Poi nulla, nisba, nada de nada.



Intanto Mou, che di “special” ha solo la furbizia nel litigare con i media per evitare che si parli di una squadra che vincerà pure ma gioca in modo ignobile, dopo aver sciorinato le difficoltà di squadre “che vinceranno zeru tituli” ha detto “adesso in Italia festeggeranno in tanti…”.



Sarà ma a me giran le balle…


Via Ansa, scopro che nello zoo tedesco di Schwerin è nato un cucciolo di Gibbone. Subito il Partito Democratico e il Pdl hanno contattato i responsabili dello zoo per proporre l'animaletto alla presidenza della Rai dopo il niet di Ferruccio De Bortoli. Irremovibile, però, il baby-gibbone: "Appena nato e già volete farmi fuori? Ma vaff....".







Scusate, ma sono l'unico a ritenere quanto meno singolare il fatto che le forze dell'ordine autorizzino un corteo di centinaia di persone armate di bastoni e caschi?
di ALESSIO VALLERGA
Siamo in un mare di guai. Inutile girarci intorno, siamo stati asfaltati anche dalla Scozia (senza segnare neppure una meta) e adesso per le prossime due partite al Flaminio con Galles e Francia vincere con è semplicemente un sogno. Gli Azzurri hanno ceduto per 26-6 palesando dei limiti evidenti che li relegano giustamente all’ultimo posto in classifica. Agli Highlander è bastato avere ordine e disciplina, aspettando il momento buono per colpire. Troppo fragili gli italiani, che hanno provato ad alzare il solito argine. Soltanto che a questi livelli il rugby è un’altra cosa e difendersi per ‘80 non porta alla vittoria. Così non ci è riuscito neppure quello e la mischia, da sempre nostro punto di forza, ha clamorosamente indietreggiato al cospetto del pack scozzese che non brilla per efficacia. Eccolo il problema, anzi i problemi cui deve far fronte Mallett, altro che Cucchiaio di Legno: una condizione fisica scadente degli uomini migliori, una linea di tre quarti sterile, un vuoto di giocatori giovani al momento incolmabile. Le lacrime di Sergio Parisse a fine gara dicono tutto senza bisogno delle parole: a far sventolare il Tricolore è rimasto lui da solo nel deserto di Murrayfield. Il solo vero giocatore di livello internazionale che attualmente abbiamo. E gli altri? Castrogiovanni, l’anno scorso miglior giocatore d’Inghilterra, è un fantasma che si aggira per il campo; Mauro Bergamasco ancora pare non essersi ripreso dallo shock di Twickenham; Perugini sembra capace solo di commettere falli. Bortolami e Dellapè fanno ciò che possono ed al momento non basta. La cavalleria non sfonda mai e per gli avversari diventa facilissimo bloccarci. Soluzione? Se fossimo la Francia, faremmo piazza pulita e metteremmo dentro tutti i giovani dell’Under 20, già svezzati dal campionato francese o dalle coppe europee. I nostri sono le riserve di sconosciuti stranieri che militano chissà perché nel nostro misero campionato. Quindi andiamo avanti con quello che abbiamo, e al momento non è molto. Oppure va fatta la scelta della “follia”: tutti fuori e in campo con la promettente Under 19. Prenderemmo schiaffoni per anni, ma appena i ragazzi saranno pronti avremo una squadra di sicuro livello internazionale. Unica certezza: sbrighiamoci ad entrare nella Celtic League, se vogliamo accorciare un divario con le altre 5 nazioni altrimenti incolmabile. Esempio evidente di ciò, Luke Mc Lean: alla seconda presenza nel 6 Nazioni da apertura titolare sta crescendo a vista d’occhio. Se lo mandiamo a giocare all’estero, fintanto che noi non avremo un campionato all’altezza, potremmo contare sul regista del futuro.
Francia – Galles 21-16. Mete, spettacolo, emozioni: chi ama il rugby ha assistito alla magnifica partita dello Stade de France, dove i Galletti hanno superato i Dragoni, imbattuti da 9 giornate. C’è voluta sofferenza, rabbia e sagacia tattica per mettere fuori causa la Nazionale più australe dell’emisfero boreale. E adesso, tutto è in discussione per la vittoria finale, che rende il 6 Nazioni 2009 apertissimo ad ogni soluzione.
Irlanda – Inghilterra 14-13. Zitta zitta, l’Irlanda, a punteggio pieno, si ritrova prima in classifica. Fatti fuori i sudditi di Sua Maestà soltanto per il piede fatato di O’Gara, il Trifoglio si candida come potenziale realizzatore dello Slam. C’è da andare in Galles all’ultima giornata e con la Scozia ci vorrà una buona prestazione. I Verdi non hanno i favori del pronostico, ma a questo punto può accadere di tutto. Il XV della Rosa va maluccio, ci sono ancora troppi ruoli vacanti e il ricambio generazionale non è completo. E poi incombe il tour dei British Lions e la testa dei giocatori è rivolta più a quell’appuntamento che a quello attuale.
La notizia ed il video rimbalzano in rete e in tv da ore grazie a You Reporter un portale davvero interessante. Nelle immagini si vedono i poliziotti mentre manganellano beatamente un ragazzo che era sceso in piazza insieme ad altri per protestare contro l'apertura della sezione provinciale di Forza Nuova a Bergamo. I particolari li trovate in questo articolo di Repubblica.

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Ma quanto è bella questa canzone!!!!!!