PERCHE' SANREMO E' SANREMO, NO? NO.

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di ANDREA BENEDETTI MICHELANGELI

Marco Carta, Povia e Sal da Vinci (parente povero di Leonardo?). Se l'Italia è conosciuta nel mondo anche per essere un popolo di artisti, dai risultati di questo "sfavillante" Festival di Sanremo, almeno per quel che riguarda la musica leggera non lo si può proprio sostenere. E ha ancora meno senso celebrare la kermesse come una delle migliori edizioni festivaliere degli ultimi anni. Se è vero che lo spettacolo, complessivamente, può essere stato di qualità, la classifica finale della gara smentisce clamorosamente tale giudizio. Qualcuno potrebbe obiettare: questo è il giudizio degli italiani. Troppo semplice.


Che l'Italia, da qualche decennio a questa parte e vieppiù da quando Berlusconi è salito al potere, sia un Paese in preoccupante declino culturale e che la televisione ne sia l'avanguardia, è un fatto credo inconfutabile. E quindi che una fetta, anche larga, di fruitori quotidiani di musica senza grandi esigenze possa impazzire per un ragazzino uscito dal laboratorio di Amici (!), o per una canzone (canzone?) provocatoria come quella di Povia, o ancora per un brano della più melensa e sciatta tradizione napoletana, è un'immagine reale degli italiani. Ed è altrettanto vero che Sanremo, essendo per definizione uno spettacolo nazionalpopolare, debba rivolgersi a un pubblico di "bocca buona". Ma se questo era l'obiettivo, tanto valeva risparmiare energie e denaro. E lo stesso Bonolis, ottimo professionista, dovrebbe smetterla di fare il furbo, di mescolare generi musicali, di invitare artisti di valore assoluto, italiani e non, se poi il risultato finale deve premiare la canzoncina qualsiasi. Anzi, peggio, perché i brani di quest'anno sono di una bruttezza e una banalità (quelli di Carta e Sal da Vinci) rare e anche talemente semplicistici da scadere nella pericolosità (quello di Povia).


Che senso ha un'operazione del genere? Nessuno pretende da Sanremo la cultura musicale con la "C" maiuscola, ma almeno un minimo di intento educativo alla manifestazione si potrebbe abbinare. E allora, gara o no, cercare di portare ancora più artisti italiani sul palco e far decidere il vincitore a delle giurie di esperti (per le nuove proposte ad esempio accade e qualche cosa di dignitoso infatti emerge) piuttosto che da giurie popolari attratte dal fenomeno del momento o peggio manovrate da qualche casa discografica interessata.


Capisco che con questo metodo si coinvolgono più spettatori, che i cantanti del momento o anche quelli di seconda fascia, magari con "pezzi" che facciano discutere, attraggano pubblico "facile", ma allora la si smetta di contrabbandare il Festival per una trasmissione di qualità, di un contenitore culturale di musica. Se non altro per non prendere in giro quei pochi che ancora si avvicinano alla kermesse per ascoltare davvero della buona musica e che dal Festival della canzone italiana si aspetterebbero anche qualche indicazione nuova.
lunedì 23 febbraio 2009


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3 commenti:

silvio di giorgio ha detto...

considera che i vincitori sono stati decretati dal televoto. e ho detto tutto...lele mora docet

Andrew ha detto...

odio sanremo

iksel ha detto...

de filippi + televoto = tv spazzatura. nonostante sia stato un bellissimo sanremo nelle puntate precedenti.