LA BLOGGER IN GONNELLA CHE FA ARRABBIARE FIDEL

/
5 Comments

Yoani Sánchez è giovane. Yoani Sánchez è cubana e scrive. Scrive sul suo blog Generaciòn Y che ha aperto sul sito Desde Cuba che lei ed altri colleghi giornalisti avevano inaugurato da qualche anno. Yoani ha iniziato a raccontare. Raccontare quello che vede ogni giorno uscendo di casa. Raccontare cosa significa vivere in restrizione, in un paese dal quale non si può uscire.


Così succede che Generaciòn Y comincia a piacere, a riscuotere consensi e soprattutto ad aprire la finestra su un mondo sul quale si riversa l’ideologia comune di tanti. E non importa che siano pro o contro Fidel Castro. Quel che conta è che solo chi vive a Cuba sa, e può raccontare, cosa succede a Cuba.


Questo, comprenderete bene, fa male e non piace a chi vorrebbe tutt’altro tipo di informazione (a proposito, non vi sembra un discorso già sentito???). Fatto sta che il blog in questione nell’isola caraibica è stato oscurato. Il potere della rete, però, è talmente tanto grande e furbo che non si può imbrigliare. Le parole e i resoconti di Yoani allora iniziano a viaggiare e ad informare tanto da meritare quest’anno il premio “Ortega y Gasset” il massimo riconoscimento per il giornalismo di lingua spagnola. Un premio che la blogger cubana avrebbe dovuto ritirare a Madrid, ma il Governo non le ha concesso il via libera.


Questo è un post (altri, tradotti, li trovate qui) scritto dalla Sànchez che vi invito a leggere:


L'utopia imposta


Abito un'utopia che non è la mia. Davanti a essa, i miei nonni si sacrificarono e i miei genitori consegnarono i loro migliori anni. Io la porto sopra le spalle senza potermela scrollare di dosso.


Alcuni che non la vivono tentano di convincermi - da lontano - che devo conservarla. Senza dubbio, risulta alienante vivere un'illusione estranea, accollarsi il peso di ciò che altri sognarono.


A coloro che mi imposero - senza consultarmi - questo miraggio, voglio avvertirli, da subito, che non penso di lasciarlo in eredità ai miei figli.


(10 aprile 2008)


Queste parole devono far riflettere chi - come me: non mi nascondo e non sono certo il solo – ha visto in Cuba un’oasi su cui riversare sentimenti di libertà. Una libertà (ammesso che ci sia) che, di fatto, costa caro. Tanto caro quanto ammettere che nella terra di Fidel non sono tutte rose e fiori.


Generaciòn Y è come una finestra che si apre su un giardino di rose: a vederle sono tanto belle, ma se ci cadi in mezzo le spine fanno un male cane. Nonostante tutto si cerca di non credere, di far finta di niente anche se piangi per il dolore delle punture. Forse per convinzioni ormai radicate dentro di noi. Forse semplicemente perché abbiamo bisogno di credere che esiste un cavolo di posto dove tutto va bene e dove certi valori che riteniamo nostri vivono concretamente nella realtà di tutti giorni.


Ecco, il blog della Sànchez è come la spina finale che ti fa dire “Basta! Lo ammetto. Non è come pensavo”.

sabato 21 giugno 2008


Related Posts

5 commenti:

Reyjam ha detto...

E' incredibile pensare che nel 21° secolo esistano ancora dittature nel mondo. Pensare che l'Italia vi si sta lentamente avviando mi preoccupa.

Reyjam.

Maximilian Hunt ha detto...

Beh, immaginare una dittatura come luogo in cui riversare sentimenti di libertà mi pare un controsenso... ti sembra? :)

Il Rompiblog (Damiano) ha detto...

@ Maximilian hunt: infatti. la riflessione che ho fatto era proprio per dimostrare questo. L'aura romantico rivoluzionaria che nei fatti si è trasformata in dittatura.

Andrew ha detto...

d'accordissimo con maximilian

Il Rompiblog (Damiano) ha detto...

Ribadisco: l'intento del post era proprio quello di dimostrare la realtà dei fatti. Cuba è una dittatura. Che però molti abbiano (E-R-R-O-N-E-A-M-E-N-T-E, F-A-Z-I-O-S-A-M-E-N-T-E) rivestito (o lo fanno ancora) Cuba di un'aura utopico-romantico-rivoluzionaria è un altro dato di fatto. Io, per poco, l'ho fatto ed ho voluto recitare pubblicamente un MEA CULPA.