domenica 26 febbraio 2012

venerdì 24 febbraio 2012

"Andrà tutto bene" di Mirella Delfini

Una vita lunga e appassionante racchiusa in oltre 500 pagine. Il tutto da leggere senza sentirne affatto il peso. Questo ed altro in "Andrà tutto bene" l'ultimo libro (formato ebook) della giornalista e scrittrice Mirella Delfini edito da Abel Books. Tre strade distinte, quelle che si trova di fronte il lettore: la vita privata, quella lavorativa e la Storia. Sentieri che l'autrice interseca con maestria. Il risultato è un'autobiografia che nasce e finisce come l'ennesimo articolo di alto spessore di un'inviata navigata come Mirella Delfini. 

Per chi, come il sottoscritto, si barcamena nel mondo giornalistico risulterà particolarmente appassionante ed istruttivo il racconto della Delfini dei retroscena che l'hanno portata ad intervistare personaggi del calibro di Papa Giovanni XXIII, De Gaulle, Fanfani, Mattei, Nenni, Moro, Pasolini, Buzzati, Fellini, Montanelli, Moravia, De Sica. Ammirazione e, perché no, anche un po' di sana invidia.

Insomma se non vi ho convinto io, lasciatevi convincere dall'introduzione di Sergio Zavoli.
“Ci sono anche fatti che solo oggi è possibile raccontare; per esempio la vera storia di come Papa Giovanni XXIII - durante la crisi per i missili a Cuba - sia riuscito con il suo carisma a riconciliare ‘le due K’, Kennedy e Krusciov, scongiurando il pericolo di una terza guerra mondiale. E’ una vicenda che pochi sanno, infatti il mondo crede ancora che il merito sia tutto di Kennedy. Storia, politica cultura, sorprese e rischi, tutto si mescola e si ricompone in un vasto arazzo sul quale ci si avventura senza un momento di respiro e di noia".

Editore: Abel Books
Costo: 4,99
Pagine: 571 
 

giovedì 23 febbraio 2012

Rock The Casbah tra i vincitori del concorso "Corpi Freddi". Tu pensa


E l'ho saputo così, guardando sul cellulare. Ho saputo che il mio racconto "Rock The Casbah" è tra i vincitori del concorso letterario "Corpi Freddi". Sarà pubblicato dalla Chichili Agency in Germania, Austria e Svizzera in formato digitale. E poi potrebbe essere scelto (ma ancora non si sa) dalla casa di produzione Laboratoria per farne un cortometraggio.   
E quindi niente, festeggiamo. 
E grazie.
Questi i vincitori:
1 - Simone Togneri - Altrove
1 - Sam Stoner - Elvis Rosso Sangue 
2 - Riccardo Carli Ballola - Cenere alla cenere
2 - Paolo Bartolozzi - Un racconto davvero orribile
5 - Rudy Salvagnini - Pactum Sceleris 
6 - Luca Rinarelli - 
6 - Federico Pergolini - Cacciatori e prede
6 - Fabio Giofrè - La realtà sopra le cose 
6 - Damiano Celestini - Rock the Casbah 
6 - Antonino Fazio - Lavoro notturno 
6 - Afra Tresoldi - Body 

lunedì 20 febbraio 2012

Murdoch ci riprova


Dopo la chiusura di News of the World e dopo l'arresto di cinque giornalisti del Sun per bustarelle a poliziotti in cambio di notizie Rupert Murdoch ci riprova. Il squalo ha annunciato il debutto del The Sun on Sunday rassicurando i giornalisti via email che, nonostante gli arresti, il giornale non rischia la chiusura così come accaduto ai colleghi di News of the World. 

Non so perché ma fossi in loro starei comunque attento... Ma nel Sun (primo giornale acquistato da Murdoch nel 1969 e tabloid più venduto d'Inghilterra) c'è parecchio ottimismo. 

News International CEO Tom Mockridge told staff last night. He said: "This is our moment. I am sure every one of us will seize the opportunity to pull together and deliver a great new dawn for The Sun this Sunday."
Sun Editor Dominic Mohan said: "This is a truly historic moment in newspaper publishing and I am proud to be part of it. The Sun's future can now be reshaped as a unique seven-day proposition in both print and digital. Our readers' reaction to the announcement of a seventh-day Sun has been huge and we won't let them down."
Da The Sun online

"Per mille euro un mese non basta": il dossier di Errori di Stampa

"A Roma ci sono 2000 giornalisti precari. Per arrivare a mille euro mensili dovrebbero lavorare 40 giorni al mese. Gli articoli sono pagati in media 30 euro ciascuno, senza contributi, senza ferie pagate, senza giorno di riposo, senza diritti, senza maternità, senza assistenza". Sono solo alcuni dei numeri offerti dal coordinamento "Errori di Stampa" e contenuti sul dossier che loro stessi hanno realizzato e presentato nei giorni scorsi in una conferenza stampa tenutasi presso la sede della Provincia di Roma. 
La fotografia che ne emerge è in linea con il quadro che più o meno molti di noi, che in questo mondo ci sguazzano, conoscono fin troppo bene. Però è sempre bene divulgare affinché tutti sappiano. 

Matteo Valerio, uno degli autori della ricerca, spiega: “Non siamo una casta e la maggior parte dei giornalisti fa fatica a guadagnare cinque mila euro all'anno. Queste cifre costituiscono il maggior pericolo per la qualità e l'indipendenza degli organi di informazione”.

Qui sotto potete leggere il dossier



Sul blog di Erroridistampa, invece, c'è tutta la cronaca dell'evento. 
 

De Benedetti contro finanziamenti a giornali morti. Tu pensa...


Riporta l'Agi. "Per cortesia togliamo il finanziamento all´editoria che non sta in piedi da sola. In un momento di difficoltà del Paese non si tengono in piedi i morti, poi c´è puzza di cadavere". Così il presidente del gruppo editoriale L´Espresso, Carlo de Benedetti a margine della letio magistralis "Essere imprenditori oggi" nella facoltà di Economia a Palermo rispondendo a chi gli chiedeva sulla opportunità di mantere i contributi statali all´editoria. Secondo De Benedetti, "si dovrebbero togliere tutti i finanziamenti pubblici ai giornali che poi finiscono in violazioni e abusi. Ritengo - ha concluso - che bisogna lasciare campo libero all´editoria sana, i partiti se la paghino loro, hanno già il rimborso elettorale. Non si capisce perché dobbiamo pagare ancora per i giornali di partito". 

Perfettamente d'accordo. Poi magari De Benedetti ci spiega pure se sia giusto sovvenzionare a prescindere i giornali (anche quelli vivi) soprattutto se sottopagano chi li scrive. E magari ci illumina pure sulla maximulta che l'Inpgi gli ha rifilato dopo aver trovato pensionati in redazione a Repubblica. 

mercoledì 15 febbraio 2012

Celentano: il populismo molleggiato

Uno mezzo calvo si esibisce in uno sproloquio infarcito di populismo su una rete pubblica augurando la chiusura e insultando giornali e giornalisti che lo avevano criticato. Aspetta, ma dove l'ho già vista sta cosa.....?
Per la cronaca ampi spezzoni dell'intervento si possono trovare qui.
Qui, invece, la replica di Aldo Grasso. 

lunedì 13 febbraio 2012

Tigella: inviata a Chicago e pagano i follower

Non è una giornalista. O forse sì? Claudia Vago, in arte Tigella, si è fatta conoscere su Twitter per la sua bravura nel tenere aggiornati i suoi follower su argomenti di attualità. Bene, ha avuto l'idea (sfruttando il sito www.produzionidalbasso.it) di farsi finanziare con una quota dal suo "pubblico" per andare un mese a maggio a seguire il G8 che si terrà a Chicago dove racconterà gli sviluppi del movimento Occupy. 

Ha fatto un preventivo di spese e la somma che le serve è di 2600 euro. Nel giro di pochissimi giorni ha raccolto quasi tutta l'intera cifra. 

"Evidentemente, una volta sul posto la mia copertura dell'evento non sarà il classico filtro dei messaggi che circolano in Rete come ad ogni occasione ma sarà un live blogging dei momenti più significativi e, soprattutto, produzione di post, video, video interviste, gallerie fotografiche, Storify... che servano a documentare e raccontare cos'è Occupy, cos'è Occupy Chicago, chi sono le persone coinvolte nel movimento, quali idee circolano, in che modo si svolge la vita all'interno dell'accampamento, come si svolgono le assemblee, quali dinamiche si creano all'interno delle assemblee e tutto quello che, stando sul posto, potrò osservare con i miei occhi"

Riccardo Luna ha scritto un lungo e interessante articolo sull'argomento. C'è una frase che mi ha particolarmente colpito: "Si tratta di capire come Twitter, cioé chi usa Twitter senza essere un giornalista, modifichi il giornalismo tradizionale. Lo faccia sembrare vecchissimo".

Non c'è dubbio che i social network, e in particolare Twitter, abbiano contribuito a cambiare e continuino a farlo il modo di fare informazione. Sono certo che l'intento di Claudia Vago sia lodevole e che, almeno per il nostro paese, rappresenti un'autentica novità. È tutto da vedere, però, quanto questo fenomeno dell'inviato finanziato dai lettori possa diventare, perché no, una consuetudine.  

sabato 11 febbraio 2012

Giornali, fondi pubblici e informazione online di serie B (?)


Scrivo questo post consapevole che, una volta finito di leggerlo, qualche collega storcerà la bocca. Probabile che mi beccherò pure qualche “vaffa” ma me ne farò una ragione. Ho già scritto in passato sui finanziamenti pubblici ai giornali e ho sempre detto di essere contro. Dico questo consapevole del fatto che il giornale per il quale collaboro, Il Messaggero, i fondi li prende.

Solo che in questi giorni sono emerse diverse situazioni complicate legate al Manifesto, al Foglio dovuti al taglio del Governo. Capisco che l'argomento per la nostra categoria sia pruriginoso perché si tratta di posti di lavoro che rischiano di saltare e di persone (giornalisti, poligrafici, ecc...) che hanno famiglie da mantenere e non crediate che tutti i giornalisti prendano cifre astronomiche. Non è così. Di questo dispiace, così come dispiace vedere una testata che chiude i battenti. È sempre una sconfitta.

Però se ci soffermassimo solo sul giornale come prodotto capiremmo che la frase “il taglio dei fondi mette a rischio il pluralismo” nel 2012 suona parecchio stantia e inattuale.

Se un giornale è in crisi e non vende un motivo ci sarà. Fermo restando l'enorme rispetto per la storia de Il Manifesto, ad esempio, a me è sembrato paradossale il fatto che si lanciasse l'appello ai lettori per comprare il giornale. Ma se non comprano il giornale che lettori sono?
Un altro aspetto. Nel discorso fatto da Giuliano Ferrara sulla crisi de Il Foglio (poi risolta da un investitore per il momento) il direttore ha detto “altrimenti saremo costretti a mantenere solo la versione online”.

Costretti? È questa, ancora oggi, la concezione che i giornalisti hanno dell'informazione online? Un'informazione di serie B? Che rappresenta una sconfitta rispetto alla carta? Il che è molto strano dato che Il Foglio, tanto per fare un esempio, scommetto quello che volete che abbia più lettori veri nella versione web che in quella cartacea dove si fa il giochetto (che tanti fanno: uno scandalo) di stampare più copie per “gonfiare la tiratura” e accedere a maggiori fondi pubblici.

Va detto anche che il nostro paese rispetto alla pubblicità (fonte importante per i giornali) vive una doppia anomalia:
1) A parte i grandi gruppi per il resto c'è ancora una certa ritrosia negli inserzionisti nell'investire nell'online. Fenomeno che migliora, ma ancora c'è.
2) Negli altri paesi esiste un tetto massimo per la pubblicità che viene fatto rispettare, mentre in Italia la tv (correggetemi se sbaglio) si “pappa” ben oltre il 50% degli introiti.

Detto questo. È vero che l'informazione è una merce particolare ma è altrettanto vero che non reputo giusto reclamare soldi pubblici per mantenere in vita un giornale che vende pochissimo. Il pluralismo, grazie alla rete e ai social network (ci sono profili su twitter che hanno più follower di certi giornali), può sopravvivere online ma c'è bisogno di una concorrenza leale nella distribuzione della pubblicità e di maggiore coraggio: da parte degli investitori e, soprattutto, da parte nostra. 

venerdì 10 febbraio 2012

Samuel Aranda vince il World Press Photo



E' di Samuel Aranda la foto vincitrice del World PressPhoto 2011. Uno scatto (pubblicato dal New York Times) realizzato il 15 ottobre 2011 nell'ospedale da campo allestito in una moschea di Sanaa, capitale yemenita. "Credo che sia molto importante in queste occasioni - dice Aranda - ricordare che il nostro lavoro è fatto per le persone di cui raccontiamo le storie. Vorrei che la mia foto potesse essere d'aiuto alla popolazione dello Yemen, una terra troppo spesso dimenticata".

Io, comunque, mi prenderei qualche minuto per godermi le gallery con le altre foto in concorso. Bellissime. 


Aranda ha anche aggiunto, però, un particolare interessante che riporto qui sotto. 



El fotógrafo catalán también ha declarado que espera que "esos editores gráficos que antes no te cogían el teléfono, ahora cojan las llamadas". Ningún medio español ha ofrecido un contrato estable para que cubra las revoluciones árabes, a pesar de haber sido portada en múltiples ocasiones en el periódico The New York Times. "Soy freelance", afirma. "Desde que empezó la primavera árabe, el 90% de mis ingresos han provenido del New York Times.  


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